GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA
Lo prendo, lo leggo in un battito, così me lo aspettavo e così è stato.
Il libro di Pupi Avati “Gli amici del bar Margherita” non ha segreti.
E’ la storia di un bar del centro di Bologna nel 1954 e come tutti i bar emiliani vecchio stampo ha dei frequentatori abituali con dei soprannomi esilaranti, conserva in sè storie surreali, risate, litigate, partite a goriziana spettacolari, scherzi e commenti su belle donne.
Pupi Avati ti butta dentro la trama senza tanti fronzoli, ti elenca le regole del bar e comincia a narrare le vicende con una leggerezza che fa scompisciare dal ridere.
I bei ricordi frivoli vanno raccontati così, senza pudore e senza essere troppo descrittivi .
Divoro le pagine e i ricordi personali cominciano a farsi spazio;i rimandi alle cazzate che ho sentito e sento ancora nel bar che frequento sono una fotocopia in stile moderno di quelle citate nel libro.
Non vi svelo nulla della trama, se avete voglia di qualche ora di sana leggerezza leggetelo …. (e io ultimamente di leggerezze ne ho decisamente bisogno).
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
L'ho terminato un mese fa, l'ho rimesso tra gli altri libri come nulla fosse senza troppa voglia di scriverne una recensione.
A mente fredda mi convinco sempre di più che qualcosa nel libro scricchiola, sarà il finale poco incisivo, sarà che mi aspettavo un capolavoro ed invece mi sono ritrovato con un discreto libro.
L'opera di Paolo Giordano è certamente di buon livello ma arrivare ad esaltarlo come un cult-book mi sembra eccessivo.
Le prime pagine sono ben scritte, un'atmosfera tagliente, a tratti pulp , affascina e stimola il lettore ad una lettura feroce poi tutto sembra scemare nell' eccessiva ricerca di sviscerare l'interiorità dei due protagonisti.
Il romanzo racconta la vita di Mattia e Alice, due personaggi diversi tra loro ma accomunati da tragici eventi accaduti durante la loro infanzia.
Alice porterà sempre con sè le conseguenze di uno sfortunato incidente sulle piste da sci, Mattia invece imparerà a convivere per sempre con un peso: la tragica scomparsa della sorellina Michela.
E' un inizio lancinante con una narrazione spietata che tiene legato il lettore alla cruda realtà degli eventi.
I due protagonisti crescono, diventano adolescenti poi adulti e c'è un impercettibile filo che li tiene sempre legati nonostante storie di vita diverse, nonostante distanze e aspettative diverse.
Nellultima parte del libro Giordano cerca di indagare a fondo nei meandri dell'animo umano,è proprio qui che il libro sembra perdere di tono, inizi a trepidare aspettandoti un grande finale che però non arriva mai.
In conclusione "La solitudine dei numeri primi" è un discreto romanzo, ha un grandioso inizio e una trama ben impostata ma il mio personalissimo voto non va oltre il 7.
Isabella Santacroce - “Zoo”
E’ un librettino minuscolo e apparentemente innocuo; non mi sarei mai aspettato così tanta crudele bravura.
Isabella Santacroce usa una prosa fatta di frasi corte e taglienti, magistralmente legate le une alle altre. “Zoo” è la storia di una famiglia: padre , madre e una figlia; proprio quest’ultima racconta la sua vita e il morboso asfissiante rapporto con i genitori.
E’ un monologo crudo che diventa angosciante proseguendo nella lettura.
Con una prosa ottimamente costruita incorpora tutti i dialoghi dei tre protagonisti, che non hanno un nome, sono semplicemente il padre, la madre e la figlia.
La tensione appena palbabile all’inizio del libro diventa sempre più presente fino a soffocare il lettore; le sensazioni vengono descritte sempre più minuziosamente e il percettibile velo di cattiveria delle prime pagine si intensifica fino all’inverosimile.
Quello che colpisce il lettore è il modo stupefacente di esplicitare tensioni ed emozioni attraverso la descrizione minimale di un episodio, di una espressione del viso, di un comportamento.
L’implacabile coltre cruda che avvolge il libro è inquietante (inquietante anche il blog di Isabella Santacroce), la bravura della scrittrice inconfutabile.
IRVINE WELSH – UNA TESTA MOZZATA
Ero un po’ che non leggevo un libro di Welsh.
Dopo poche pagine di “Una testa mozzata” comincio a storcere la bocca come se il libro emanasse un odore sgradevole: è che le parole di Welsh fin dalla prima riga sono intrise di fumi alcolici, puzzo di sudore di pub affollati e malsani tanfi di strade scozzesi.
Infatti il libro presenta i tipici canoni alla Welsh: lessico sboccato all’esagerazione, i personaggi stonati in pieno stile Trainspotting, gli ettolitri di birra scura che si scolano tutti i personaggi del libro, bande giovanili dalle mani calde e sfigati in cerca di un futuro migliore.
Jason , il protagonista, è un inconcludente sfigato del Fife(cittadina nei pressi di Edimburgo), buon giocatore di subbuteo alla rincorsa del titolo di campione di Calcio da tavolo dell’Associazione della Scozia Orientale.
Vive col padre, estimatore del rapper 50 cent e di giorno non fa praticamente nulla oltre a raccontare storielle grottesco-sconce con gli amici del Goth pub.
Lara e Jenni sono invece due amiche-nemiche, si dilettano in concorsi ippici, nelle discipline ad ostacoli.
Lara se la cava piuttosto bene, Jenni la invidia , Jason invece si limita a guardare il cuolo di entrambe.
Fino a metà libro la storia stenta a decollare e ti senti rintronato dalle facili ubriacature dei personaggi, dalla terminologia esasperata e dalle situazioni fumose.
Pian piano però la storia prende vita e sbuca fuori più pungente la grottesca ironia di Welsh; così, tra una bevuta e l’altra ti fai anche due risate.
Ci prendi gusto alle storie degli scozzesi stonati, la lettura diventa vorace e intrigante, il finale con rissa e forchettata è degno di menzione ( e forse anche di minzione per restare in tema di sbornie).
Alla fine un bel 6 abbondante me lo lascio sfuggire, ma niente di più, il trascinante-esaltato-ironico Welsh di “Colla” appare lontano.
SARDINIA BLUES
E’ un libro che mi hanno consigliato, il libro che più mi ha appassionato tra le letture estive.
Sullo sfondo di una Sardegna anomala , lontana da discoteche vip e barche di lusso, Falvio Soriga ci racconta di tre ragazzi che si ritrovano, mostrano il loro io, le loro radici, i loro dolori, i loro sogni.
Quel che conta non è la vicenda in sè: sono le immagini, le sensazioni , i sogni, le malinconie di un’estate nella brulla sardegna dei pastori e delle tradizioni popolari lontana dai fasti delle coste più rinomate.
Pani, Corda e Licheri sono fondamentalmente tre sognatori, che cavalcano avventure bohemien in una terra arida e malinconica.
Un po' briganti, un po' poeti vivono appieno la loro estate: un'estate di musica, colori, corpi femminili danzanti, di drink bevuti, di piccoli furti e canne fumate eppure in questo apparente insistente divertimento un velo costante di malinconia avvolge ogni ogni luogo e ogni pensiero.
Pani , il protagonista, che ha vissuto a Londra con una bellissima ballerina che l’ha lasciato, ritorna alle riflessioni in una Sardegna arida di mutamenti; il suo dolore interiore si fa bruciante nelle pagine in cui descrive la propria malattia.
Con un linguaggio beat, a tratti bukowskiano, Soriga ci racconta storie, sogni e sensazioni del protagonista e dei suoi amici “pirati” farcendo il racconto con strofe di canzoni degli AfterHours, con citazioni di Capossela o con riferimenti ai più ballati tormentoni estivi.
Le pagine scorrono veloci, dense e a tratti micidiali come una malinconica ballata rock cantata in una caletta solitaria nella più brulla Sardinia fino a giungere al rocambolesco finale e ad una più che suggestiva dedica conclusiva.
"Scrivo queste righe per loro e per chi come loro, si preoccupa della brutalità della fantasia, potenza che sempre, immergendosi nei ricordi, li deforma e tradisce........maleducatamente assorbendo vite e segreti e dicerie e confessioni altrui, restituendo infine bugie,soltanto bugie in forma di storie..."
Flavio Soriga
L’era del porco
DESPERO