BAUSTELLE LIVE AL VOX
Arriviamo in anticipo, talmente in anticipo che non ci sono nemmeno le cassiere del Vox.
Sono le 20.30 e proprio mentre attendiamo l'apertura passano i Baustelle al completo diretti al vicino ristorante pronti a riempirsi lo stomaco prima della performance.
Francesco Bianconi è di una magrezza inverosimile e i suoi vestiti attillati esaltano ulteriormente la sua forma ossuta.
Finalmente entriamo, passo alla cassa e ritiro il mio biglietto omaggio (conquistato con il giochino della mail più veloce al Resto del Carlino) e comincia l'attesa.
Alle 22.15 il locale comincia ad essere pienotto, noi siamo in piedi sotto il palco ma fino a poco prima delle 23.00 il concerto non inizia.
Apertura con luci basse e fumo, melodie lontane, bassi a palla a grattarci lo stomaco e i Baustelle impietriti sul palco.
Si parte carichi con Antropophagus, uno dei brani che preferisco di "Amen" e prima dell'ultimo ritornello Bianconi ci regala una strofa di "Bandiera Bianca" di Battiato (citazione gustosa che calza a pennello).
Si prosegue sulla scia rock-energetica con "Colombo" e "Charlie fa il surf"; sinceramente mi aspettavo un inizio dark cantautorale ed invece è un incalzare continuo.
I primi brani sono eseguiti egregiamente, alla batteria c'è Sergio Carnevale, ovvero il batterista dei Bluvertigo, uno che saprebbe tenere il tempo alla perfezione anche percuotendo delle noci di cocco con delle matite.
Ancora qualche brano col piedino scalpitante, poi arriva scuro e minimale "Il corvo Joe" , uno di quei pezzi che lasciano il segno. Francesco immobile con degli occhiali giganteschi davanti agli occhi e la voce bassa interpreta una delle canzoni simbolo dei Baustelle, accompagnato solo da un essenziale riff di chitarra acustica.
Si prosegue con "Alfredo", emozionante-toccante , altro emblema di quel gran cantautore che è Bianconi.
Poi Carnevale torna a pestare, si torna su di ritmo con "Panico" per poi passare alle canzoni eleganti cantate dalla sola Rachele che anche dal vivo pare sempre impiccata, voce sempre al limite e faccia contratta in smorfie innaturali.
Dopo la pausa i Baustelle tornano sul palco con una versione bella elettronica di "Baudelaire" che convince tutti. La scaletta si velocizza nuovamente con un medley di pezzi tratti da "Sussidiario illustrato della giovinezza", qui Bianconi comincia a perdere colpi in intonazione e tutto sembra vagamente confuso, ma niente di trascendentale, sotto il palco sono comunque in delirio.
Con "Andarsene così" si chiude il sipario, i Baustelle salutano, ringraziano e anche noi ce ne andiamo con un pizzico di emozione in più nel petto.
AMEN
Eccolo! E' arrivato dirompente e cinico come me lo aspettavo.
Il singolo "Charlie fa il surf" aveva spianato la strada alle nuove 15 tracce di "Amen" l'atteso ultimo lavoro dei Baustelle.
Temevo che Bianconi e soci potessero essere risucchiati dal potere della Warner, dal successo e dalla necessità di fare musica commercializzabile.
Fortunatamente i miei timori erano infondati: "Amen" è un album denso, cupo,cinico, eterogeneo, stiloso e bellissimo in pieni canoni Baustelle.
Da Sabato continua a girare imperterrito in ogni lettore cd che mi capiti sottomano, continua a stupire e ad ogni ascolto vien voglia di riascoltarlo.
Dentro c'è il calcolato pessimismo, il tedio esistenziale e i riferimenti adolescenziali tipici delle canzoni dei Baustelle; tematiche sviscerate in testi poetici ma chiari, ritmi semplici ma mai banali, le citazioni cinematografiche, storiche e musicali sono innumerevoli.
"Il liberismo ha i giorni contati" è a mio avviso il miglior pezzo dell'album,poetiche incisive, ritornello che non esce più dalla testa con un ottimo alternarsi della voce maschile e femminile.
Il cantato di Francesco è come al solito pulito e cupo, quello di Rachele "soffiato" e quasi strozzato mixato a basso volume insieme all'amalgama degli altri strumenti.
"Amen" contiene molte tracce cantate da Rachele, tutte con il tipico effetto "Sto cantando ma con un killer davanti che mi stringe una mano sul collo".
Bellissima "Panico!", che sembra buttata lì come una canzonetta ed invece ha tutto un suo senso e un suo scopo, con i coretti "Cosa??" e il terrificante preambolo di Bianconi "Hai mai provato l'orrore?".
E proprio dopo questa traccia arriva il decimo brano: "Alfredo".
I brividi sulle braccia sono inevitabili,un capolavoro alla stregua della "Donna cannone" di De Gregori.
E' un pezzo ispirato alla vicenda del piccolo Alfredino Rampi caduto in un pozzo nei primi anni '80: voce e pianoforte d'atmosfera, tutto atto a generare emozioni incontrollabili:giù il cappello, Bianconi è davvero un grande cantautore, il testo è da incorniciare nelle antologie scolastiche (almeno nelle mie antologie c'era sempre una canzone incorniciata di Guccini o De Andrè).
Traccia 6: "Baudelaire", il dark esistenziale e citazionista allo stato puro ovvero canzone simbolo dell'autentico animo scuro dei Baustelle.
Tra le tracce più belle il sorprendente cannibalismo di "Antropophagus", uno spumeggiante inizio rock poi la profonda voce cantilenata di Bianconi che ricorda in maniera impressionante il timbro del già citato De Andre'. Il ritornello esplode, i cori di Rachele sono perfetti, non controlli più il piedinio tamburellante
e si canta "Ci piace l'uomo. Non c'è sindacato. Non c'è stato mai nessuno che mi ha amato tanto come questa notte".
Poi c'è "L" canzone che in certi passi mi fa pensare al major Tom di Bowie, c'è "L'uomo del secolo" che mi lascia scendere una lacrima perchè mi fa ricordare mia nonna e i suoi racconti degli anni della guerra.
Non voglio procedere oltre con la mia recensione dell'album...mi dilungherei inutilmente con ripetitivi commenti lusinghieri.
Se volete un voto numerico: 9, se volete una critica: mi aspettavo di più dalle tracce nascoste, se volete frasi tratte dai testi che mi hanno colpito da subito: "Vedo la fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo", "una mazza da baseball quanto bene gli fa", "ci deduce l'anima, la nostra cognizione del dolore illumina", "Datti al giardinaggio dei fiori del male"....mi fermo qui per non proseguire all'infinito!
BAUSTELLE A RITROSO: ULTIMO ATTO
Finalmente recupero "Sussidiario Illustrato della giovinezza" ovvero il primo album dei Baustelle.
Esattamente come me lo aspettavo: più elettronico, più ballabile, più visionario.
I testi accuratamente scelti per stupire, gli argomenti sempre malinconici, le melodie un'interessante miscela tra l'elettronica spiccia anni ottanta e le ballate francesi di Jacques Brel.
"Le Vacanze dell'ottantatre" è una delle canzoni trainanti del cd insieme a "Gomma": al primo ascolto mi sono apparse le più pop, le più digeribili e orecchiabili, le tipiche canzoni da farci il video.
Stupenda "La Canzone del riformatorio" in puro stile Baustelle, nostalgica e triste, temi scottanti ed ironia, strofa tra rime e assonanze, ritornello semplice che ti resta in testa.
"La canzone del parco" è il brano che meno mi ha soddisfatto, non era male l'idea di spezzettare in sillabe alcune parole della strofa ma il ripetersi all'infinito di questa cantilena rende il pezzo soporifero e pesante. Aleggiano in quasi tutte le canzoni le citazioni e i riferimenti alla lettaratura, alla musica, al cinema in particolare nel "Musichiere 999" e in "Cinecittà", brano davvero particolare che sembra un mix tra "Buonasera dottore" di Claudia Mori , una canzone francese e un film di Rocco Siffredi....geniale! Frase cult del cd "Se con gli altri balli il twist, se con gli altri prendi il trip". Cd assolutamente da comprare!
BAUSTELLE A RITROSO
FOUND BAUSTELLE