categoria:recensione, concerti, afterhours
LЁGGERE PAROLE LEGGЁRE
La superficialità e l’approssimazione
Non mi piace approssimare, nemmeno in matematica, nemmeno quando hai una sfilza di cifre decimali che non finisce più.
Con la superficialità e l’approssimazione ci convivo tutti i giorni, anche quando vado a prendere un gelato e il terzo gusto ha un volume decisamente inferiore agli altri due.
Poi capita che ripenso ad un episodio e ci trovo dentro tutta la MIA superficialità, non riesco più a distogliere il pensiero e a tirare in su gli angoli della bocca, perché anche io sono un tagliatore di cifre dopo la virgola, come tutti gli altri; l’unico vantaggio che ho è che a volte riesco a riconoscere il mio limite.
C’è voluto tempo, ci vuol sempre tempo… tempo per imparare, per perdonare, per saper aspettare , per riflettere.
Allora mi metto su gli After e aspetto.
I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO
Al primo ascolto l'ultimo album degli After colpisce duro: arriva brutale, grezzo, sporco e deciso.
Le sonorità sono crude e subito mi vengono in mente i Led Zeppelin.
Guardo la copertina, leggo i testi, rigiro il Cd tra le mani, c'è qualcosa di stupefacente e schizofrenico in ogni lavoro degli AfterHours.
La prima traccia con il falsetto irriverente di Manuel mi ha già catturato, la copertina con la serie di coltelli a lato del piatto è una stilosa macabra cura dei dettagli, il centrino nell'immagine di destra è geniale.
"C'era una casa bellissima, che un brutto mutuo strego'" sono le prime liriche del prmo brano e già sorrido compiaciuto.
Mi soffermo sulla terza traccia , la seconda ("E' solo febbre") l'ho ascoltata fino allo sfinimento.
La batteria picchia e il distorto sulla voce di Manuel incattivisce tutto, quasi sembrano esagerare, "carne e cannoni" il ritornello incalza, necessito ulteriori ascolti.
"Riprendere Berlino" è uno dei brano più belli del cd, una base di batteria ben piazzata, un semplice giro di chitarra pulita, un ritornello orecchiabile e quel "Non sarebbe bello non farsi più del male, non sarebbe strano se capitasse a noi".
Leggo di nuovo la tracklist, sono 14 pezzi, era da un po' che non avevo tra le mani un album con 14 brani.
In "Tutti gli uomini del presidente" Manuel torna al falsetto ironico-cattivo , il distorto irrompe, si batte il piede e comincio a intuire che il cd farà parecchi giri nel mio lettore.
Procedo : "Tema:la mia città" è una delle tracce migliori, meno AfterHours del solito ma bella densa.
Arriviamo al dunque, Traccia 11 "E' dura esser Silvan" : brano grottesco, qualcosa di pazzo e fuori luogo ci voleva, il Silvan di cui si parla è proprio il mago con tanto di riferimento al parrucchino.... la canticchio già e di sicuro sarà un mio tormentone.
Punto dritto alla fine, l'ultima traccia è una ninna nanna dolcissima, quasi una cantilena, il finale che calza a pennello. Metto Track 1 e ricomincio.