sabato, 26 settembre 2009

pacHO SEMPRE QUELLA FACCIA

Ho sempre quella faccia pronta al dibattito costruttivo pronta a tener alto il livello della conversazione.
Alle volte invece sarebbe meglio abbassare lo sguardo e abbassare i toni e rimanere con i piedi per terra evitando di andar a tirar fuori le citazioni di Battiato, le parole delle canzoni dei Perturbazione e le poesie di Carver.
Le dovrei tenere per me come un regalo da scartare ogni volta che ho bisogno di un goccio d’arte delicata.
Oggi ho scartato quel regalo: da solo, nel silenzio, mi si sono confusi i sensi che se volevi farmi sentire quello che dicevi, dovevi parlarmi negli occhi.

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lunedì, 21 settembre 2009
specchio
NATURALE
Ho guardato il riflesso nello specchio ed era talmente naturale mentre leggeva quel giornale di moda che mi sono chiesto come possa una persona essere così vera, perché ci vuole l’ingenuità di un bambino per essere così.
Io invece davanti allo specchio mi contraggo e non riesco mai a capire in realtà come mi vedono gli altri.
Assumo sempre  la stessa espressione plastica, un po’ egocentrica, un po’ dolce, un po’ triste.
Se volete fotografarmi,  fatelo di sorpresa, senza che abbia il tempo di tendere i muscoli facciali.
Questo week end mi sono perso per un attimo, poi sono tornate ore di sole e ho ricominciato a parlare di musica come se niente fosse.
Davanti a un foglio bianco però non posso mentire alla necessità di un duraturo abbraccio.
Già , è arrivato l’autunno.
 
“Rara la vita in due fatta di lievi gesti, e affetti di giornata consistenti o no, bisogna muoversi come ospiti pieni di premure  con delicata attenzione per non disturbare, ed è in certi sguardi che si vede l'infinito “
Franco Battiato – Tutto l’universo obbedisce all’amore  
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martedì, 15 settembre 2009
godanoIL PENSIERO IDIOSINCRATICO DI GODANO
 
Tranquilli non ho mangiato la lettera I del dizionario e nemmeno voglio fare il califfo usando un lessico forbito.
Il fatto è che domenica scorsa, al Festival della Letteratura di Mantova ho assistito alla conferenza di Cristiano Godano (per intenderci il cantante dei Marlene Kuntz) che ogni tre minuti inseriva la parola idiosincratico in una frase.
La cosa intrigante è che, a parte l’uso smodato di questo termine (di cui non vi rivelerò mai il significato), i concetti di Godano sono stati davvero interessanti, mi sono ritrovato a bocca aperta ad ascoltarlo e alla fine non ho resistito e ho comprato anche la sua raccolta di racconti “I vivi”.
A dire il vero non è stato facile reperire questo volumetto, visto che era esaurito un po’ ovunque ma fortunatamente c’è chi mi ha aiutato indirizzandomi nella libreria Feltrinelli in centro a Mantova.
La cosa strana è che il buon Godano non mi aveva mai convinto fino in fondo; devo ammettere che un paio di canzoni sono davvero belle, però non riuscivo a spingermi oltre.
Domenica, invece,  la folgorazione: sotto il tendone mantovano mi spiattella davanti il suo modo di vedere l’arte, sostiene che il musicista non lavora di getto ma opera spesso di precisione cercando anche per settimane la parola musicalmente adatta in una determinata strofa.
Rimango colpito perché è anche il mio modo di concepire la stesura del testo di una canzone.
Divaga poi sul ruolo di scarso prestigio che riveste un musicista in Italia piuttosto che in Inghilterra e anche qua non posso che dargli ragione, racconta del suo modo di scrivere racconti e del suo debutto come attore.
Alla fine mi esalta, in poche parole mi convince del suo grande valore di artista... cavoli però... dovevo accorgermi subito che uno che ha il nome in rima col cognome non può essere altro che un gran artista !
L’incontro con Battiato invece è stato molto più informale di quanto mi aspettassi nonostante l’argomento (si parlava della vita di Giuni Russo) e la location (si svolgeva nel serioso Teatro Sociale di Mantova stipato in ogni ordine di posti).
Il vecchio Franco ha snocciolato perle di rara ironia e non ha divagato sulla fisiognomica, sui film russi dei primi ‘900 e sulle filosofie di Sgalambro.... e tutti hanno applaudito felici e contenti.
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sabato, 12 settembre 2009
luciconcertANDIAMO A VEDERE LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
 
Vasco Brondi te lo aspetti come un giovane con i pensieri  di un anziano ed invece è giovane dentro e fuori. Durante tutto il concerto ce le ha urlate in faccia tutte le sue canzoni, addirittura si sposta dal microfono e arriva fino a bordo palco e senza amplificazione ci grida a mezzo metro di distanza le strofe più significative.
No so se definirlo più cantante o teatrante perché contano molto i suoi sguardi persi nel vuoto, le parole prima sussurrate poi gridate a squarciagola, il suo crederci fino allo spasmo tanto da sembrare quasi eccessivo.
Una cosa però è innegabile: Brondi comincia il concerto e tu sotto il palco ti ritrovi in una sorta di suggestione, c’è un pathos surreale che ti vien da star zitto ad ascoltare le frasi di una rivoluzione di provincia, le metafore irreali, l’emarginazione più cruda, i luoghi più devastati di una Ferrara disperata.
Trasuda emotività ed è talmente esasperato che sembra che abbia vissuto 70 anni portando con sé una interiore rivolta dal degrado sociale, dalla droga, dalla disperazione dei dormitori, dalle notte passate in stazione, dagli spacciatori tunisini, dalle corse strafatti in ospedale.
Trasmette emozioni , le senti vibrare nelle sue urla distorte, però ti chiedi anche come possa aver vissuto a soli 25 anni tutta quella straziante realtà che racconta, che oltretutto personalmente associo ad una generazione di trent’anni fa.
Forse però penso troppo, quello che conta è lasciarsi prendere da un concerto che per le parole, per i gesti e il modo di cantare ti tiene lì bloccato come se ti trovassi davanti ad un nuovo modo di  far musica e di raccontare la vita tra il reale e il surreale, tra metafore, citazioni, immagini distorte e devastanti.
Quando ossessivamente si strappa le corde vocali per gridare “Andiamo a dare fuoco ai tramonti, andiamo a vedere i cantieri delle case popolari, andiamo a vedere le luci della centrale elettrica, trasformiamo questa città in un’altra cazzo di città” senti nelle vene la rivoluzione, ti vien voglia di unirti al suo grido e ti rendi conto che in fondo ti ha sconvolto.
“Per combattere l’acne” l’ho cantata tutta piano perché in alcune metafore è facile riconoscersi e c’è quella cosa del rifare l’asfalto che ti spacca a metà.
Il finale con “I tuoi capelli sono fili scoperti e nastro isolante e fili scoperti….” l’avrei continuata a sussurrare piano per altri tre minuti e non so bene perché.
Il concerto dura poco ma un concerto così deve durar poco, deve essere una botta che sconvolge e finire lì.
C’era chi mi aveva detto che un concerto delle Luci non era un vero concerto se Vasco non veniva a fare il bis in mezzo al pubblico.
Non ha sementito le attese e ce lo siamo visti lì a dieci centimetri con la sua chitarra piena di nastro isolante a cantarci il bis come se fossimo al parco in una sera d’estate.... ed è stato un gran bis.
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mercoledì, 09 settembre 2009
VENTOIL RETTORE DI SETTEMBRE
 
L’aria fredda pian piano ha iniziato riempirmi i respiri e a pizzicarmi la gola per farmi capire che l’estate se ne sta andando con gli ultimi concerti all’aperto, con la pubblicazione dei calendari autunnali dell’Estragon e dell’Off.
Eppure Sabato scorso nel freddo tendone ventoso c’era estate nel vederti ballare “Lamette” della Rettore.
Donatella aveva ragione “diventa bieca questa notte da falene che promette bene, promette molto bene”,  mi vien in mente il video e varrebbe la pena muoversi da Camerini-Robot facendo “ploploploploplo…”.
Lo penso solo, dovrei farlo sul serio per liberare tutte le tensioni, dovrei ”giocarmi tutto con candore e furia” eppure esito con troppa prudenza.
L’autunno invece non esita, arriva veloce su un insolito vento freddo che costringe quasi alla felpa.
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giovedì, 03 settembre 2009
mayattama
 FUFFAS
 
Ascolto la voce di una ragazza che segue perfettamente le melodie di una tromba e mi vien da dire “Cavoli! Che brava!”.
Certe cose lasciano davvero senza fiato anche se di Jazz io non ne so proprio nulla, non sono mai stato al Blue Note e l’unica cosa che riempie le mie orecchie sono miliardi di gruppi indie, rock, post-punk, indie-pop, electro-indie-punk e tutte quelle definizioni con il trattino in mezzo che nemmeno io so bene cosa significhino.
Nella piscina dove vado ci sono delle strane costruzioni tipo pertugi fatti ad arco, non ci siamo ancora passati in mezzo perché si presume che siano porte spazio-temporali, meglio evitare di attraversarle non conoscendo in quale epoca e in quale luogo si verrà catapultati.
Quando fai congetture astruse migliori la qualità del tuo intelletto e stimoli le risate, quindi ci stiamo prendendo gusto.
Mi è arrivata direttamente dal Giappone la maglietta con il maiale di Yattaman… sì proprio lui, quello che sale la palma meccanica dicendo “Anche un maiale riesce a salire su un albero quando viene adulato!”.
E’ fantastica e non posso far altro che ringraziare in giapponese gli amici che l’hanno appositamente cercata per me.
Non mi dilungo perché il maiale di Yattaman aveva già guadagnato un post tutto suo che trovate qui e se volete ripassare la scenetta mitica la trovate qua.
Stasera fuori in bici si stava bene, 33Km di vento in faccia e pensieri svolazzanti, poi sono rientrato perché il buio stava calando.
Non credevo che la prima settimana di Settembre sarebbe stata così.
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categoria:pensieri, ricordi