Contro ogni più rosea previsione il concerto degli Afterhours inizia prima delle dieci, io arrivo in ritardo e scendo dall’auto che già stanno suonando “Ballata per la mia piccola iena”.
Mi catapulto sotto il palco e inizio a godere del distorto delle chitarre di Manuel e soci che sembrano essere decisamente in forma.
La camicia rossa di Agnelli lascia ben presagire .
La voce è più potente rispetto ad altri concerti degli After.
Gli altri regaz sono rimasti indietro, io mi incuneo fino a due metri dalle transenne, intravedo un volto conosciuto.
Bello ritrovarsi lì, a pochi passi dal palco, due dispersi che hanno lasciato indietro gli amici e si sono incontrati sotto il palco uniti nel marasma.
Il suono è devastante, perfetto come non mi aspetto.
“La fine è la più importante” la ascolto quasi in apnea data l’interpretazione da brividi; su “Musa di nessuno” mi arriva un sms che rimango interdetto un secondo poi mi vien da cantare “..che non sa di niente ma di teee…”.
Roberto Dell’Era usa il suo formidabile falsetto per cantare “Tutti gli uomini del presidente” e si comincia a saltare, su “Dea” iniziano a muoversi troppo lì davanti e si rischia il pogo degenerato.
Guardo la mia compagna di concerto, ci chiediamo quale sia la migliore canzone degli After e Manuel intona “Strategie” come a suggellare la nostra domanda.
C’è una gran carica sotto il palco, “Riprendere Berlino” la canto a squarciagola in particolare la strofa che inizia con “Non sarebbe bello non farci più del male…” perché chiunque tu sia non riesci a resistere senza associare questa strofa ad un pezzo della tua vita.
Dopo uscite e rientri sul palco, Manuel si mette al piano e fa un qualcosa di straordinario, una cover di “What a wonderful world” che la senti sulle braccia nude, c’è un gran caldo e mentre canta senti un brivido freddo.
Continua al piano con “Ci sono molti modi” e non puoi esimerti dall’urlare “Lo sai che l’amore è una patologia saprò come estirparla via”… ti guardi intorno e sembrano tutti emozionati.
Il palco è di nuovo vuoto ma non posso credere che gli Afterhours se ne vadano senza “Bye Bye Bombay” e “Il sangue di giuda” mentre l’arena del lago stipata incita il loro rientro….
Dell’era si presenta a petto nudo sul palco, Manuel inzia il riff, comincia a cantare la strofa e lascia a noi il ritornello ed è come un boato compatto e preciso che grida “Io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va”.
C’è anche tempo per “Il sangue di Giuda”, la mia complice sotto il palco mi guarda e mi indica col ditino per indicarmi che questa è la sua canzone preferita.
E' un bagno di emozioni e sudore di più di due ore, il miglior concerto degli After a cui ho assistito.
Cala il sipario, “Il mio ruolo” non l’hanno fatta.
A concerto finito ti vedo, anche tu eri lì a emozionarti dieci metri dietro me, mi fai notare che “Il mio ruolo” non l’hanno fatta e mi vien da sorridere….
postato da: tage alle ore 16:42 | Permalink | commenti (5)
categoria:recensione, concerti, afterhours
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