domenica, 26 luglio 2009
serendipityUN ATTIMO IN CUI SOGNARE
Era una settimana che sapeva di bruciato, troppo calda, troppo lontana dal mare, troppo piatta per iniziare a fare progetti, troppe cose successe, troppi pensieri.
La vita però non ha ancora smesso di regalare emozioni e mentre sei lì che sgomiti per rimanere a galla, proprio quando senti le gambe molli, ti accorgi in una notte estiva che puoi addirittura permetterti di sognare.
Arriva un vento diverso, una sensazione dal genuino gusto di musica rock, una folata di buoni profumi, di parole che sembravano perse, di respiri a pieni polmoni, di chiacchiere fino all’alba.
Gli occhi sorridono che puoi tirar fino alle 5.00 e nell’aria non c’è nemmeno l’ombra di uno sbadiglio …. ci laviamo il volto con le note di “Close to me” dei Cure, ridiamo sugli assurdi tagli che esegue il dj sui brani, ridiamo sul contorsionismo esasperato e alcolico di chi ci balla al fianco, ci asciughiamo con sms delicati, rimaniamo sul tappeto volante aspettando che un vento fortissimo abbia la forza di portarci via e se il vento non c’è rimarrà una bella serata.
“Boys don’t cry” non serviva e magicamente il dj non l’ha messa.
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categoria:pensieri, ricordi, bosco
martedì, 21 luglio 2009
 bosco
CONTI INTERGALATTICI
 
Una volta c’era il BOSCO, oggi c’è il boschetto.
Palco meno vasto del solito, meno polvere e meno gente… ma la festa è appena cominciata e smentendo Sergio Endrigo spero proprio non sia già finita.
Ma forse non è il bosco che è cambiato, sono io che lo percepisco diversamente in questi giorni dove più che il caldo avverto in lontananza un meteorite pieno di ricordi che sta per arrivare e che mi colpirà di striscio se ho fatto bene i conti intergalattici.
C’era un tempo in cui a bosco ci si andava in motorino, ci si impolverava parecchio, potevi ascoltare i Baustelle, Irene Grandi o i Negramaro, ora il programma è striminzito eppure io ci sarò nonostante il palco ridotto,  le luci meno forti, i nomi meno altisonanti, perché in fondo ci sono i ricordi e alle volte possono bastare.
E improvvisamente ci sono anche i ricordi di un pub, che cambia location, cambia ambientazione ma non perde le sue prerogative:si scrive ancora l’ordinazione su un foglietto, le porzioni sono abbondanti, i prezzi sono modici, l’ambiente è quel rustico che sa di rock e di Emilia.
Poi ci sono i ricordi di passeggiate, chiacchierate, baci e progetti, ma questi li tengo fuori dal post nell’angolino in basso del foglio, se volete potete sforzarvi e leggerli con la lente molto più in basso scritti in piccolo piccolo.
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venerdì, 17 luglio 2009
scott matthewTHERE IS A WHITE HORSE CAGED IN MY HEART
“Perché non scrivi più poesie?” Mi chiedono oppure me lo chiedo da solo.
Semplicemente non c’è l’attimo, quello di cui io ho bisogno, quello che è una secchiata d’acqua ghiacciata nella schiena quando meno te lo aspetti.
E anche se arrivano i momenti di emozione dovrei avere meno lucidità per scrivere bene, come se non fossi io a scrivere ma la poesia si scrivesse da sola.
Poi ieri sera mentre pensavo con la televisione accesa, senza guardare i video che proponeva All Music ho sentito qualcosa che era poesia.
Così ho scoperto Scott Matthew, la sua emozione che strozzava la voce, i suoi sussurri tristi che divenivano una delle poche canzoni per la quale vale la pena scrivere un post.
 “White Horse” è il titolo e se vi state sforzando di scrivere qualcosa di poetico ma non vi viene proprio, ascoltate questa canzone.
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mercoledì, 15 luglio 2009
gazzeCHI FA DA SE’ FA GAZZE’
Sonica Bassa Music Festival, quattro anni dopo, stessa location, stesso palco, stesso artista: Max Gazzè.
Nel 2005 ero rimasto entusiasta della sua performance live, saltavo esaltato come un poppante sotto il palco cantando a memoria  i suoi pezzi più famosi fino ad arrivare alla completa estasi musicale durante una ottima elaborata cover di  “Message in a bottle”.
Son passati gli anni, le zanzare continuano a invadere il sotto-palco del Sonica, il sottoscritto prepara l’occhio clinico e apre il mantello alle emozioni.
Sul palco arrivano in tre, un batterista un po’ spaesato, un chitarrista indeciso e il buon vecchio Max che oltre al basso e al microfono posa al suo fianco uno striminzito sintetizzatore.
Gazzè tiene a precisare che è una formazione sperimentale, i tre si guardano e attaccano, la musica esce poco definita, sento già dal primo pezzo una piattezza inusuale per Max.
Si prosegue e il trend iniziale si conferma, il chitarrista non fa altro che accordi, nemmeno un assolo gli esce dalle corde, il batterista guarda Gazzè in continuazione come se dovesse essere imboccato.
Allora ci pensa il prode bassista a tenere su di peso tutto, smanetta sulla minitastiera, suona il basso in maniera sublime e tampona ogni possibile carenza di base ritmica e come se non bastasse canta.
E’ un concerto traballante e per stemperare l’indecisione evidente Max chiama sul palco dei ragazzi del pubblico a fare i cori su “Favola di Adamo ed Eva” mentre quando è la volta di “Una musica può fare” fa un impastone con “We will rock you” dei Queen in modo da coinvolgere gli spettatori.
Il pubblico applaude ma Max deve fare gli straordinari e inventarsi espedienti per non far scadere il concerto in un live piatto e monotono.
Che dire..... bravo Max, è sempre un piacere venirti a sentire…ma se posso permettermi un consiglio, magari alla prossima scegliti una formazione un po’ più rodata.
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categoria:musica, ricordi, recensione, concerti
sabato, 11 luglio 2009
mercolE’ GIA’ LUGLIO E IO NO
C’era un libro di Bergonzoni  che si intitolava “E’ già mercoledì e io no”.
Aveva la copertina bianca, i capitoli molto corti e si faticava a cogliere il percettibile filo logico che si snodava tra le pagine .
Era tutto fatto di giochi di parole, ridevi molto ma erano immagini distinte le une dalle altre e alle volte mi chiedevo come potessero legarsi assieme tutte quelle situazioni.
Poi è arrivato luglio 2009, ho scritto una canzone senza senso , quasi non me ne sono accorto, ho ripensato a quel libro.
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lunedì, 06 luglio 2009
Dente-046PROPRIO UN BEL DENTE
 
Il concerto di Dente è la boccata di aria fresca al Friction Festival.
Mi ero da poco sparato un noiosetto “Rockumentary” sugli OfflagaDiscoPax e qualche canzone stantia barcamenandomi tra un palco e l’altro.
Alla fine arriva Dente, come il titolo di quel film con Ben Stiller e arriva qualcosa di diverso.
A mio avviso non più del 10% del pubblico conosceva Dente eppure tutti alla fine si sono trovati partecipi di un clima poetic-divertente che aveva qualcosa di decisamente più originale di tutto il resto.
Sotto il palco ci sono le sedie e la gente sta seduta durante i pezzi ballabili e si assiepa (forse assiepa è un termine un po’ forte per poche decine di persone) durante i lenti, Dente commenta ironico ma in fondo sembra contento.
Sto Dente è proprio bravo a suonare la chitarra (peraltro chiusa col nastro isolante), che alla fine è meglio il live sul misero palco del Friction che il cd… saltella e scodinzola come un cane che sa bene come rendersi simpatico al pubblico padrone.
Ci sa fare, sa presentare e commentare i suoi pezzi, è ironico e poetico, è uno che sembra faccia musica d’altri tempi però se ci guardi bene ci mette sempre quegli accordi ”settimi” e quei “do peggiori” (come dice lui) che di banale non hanno proprio niente.
E sul tormentone “Che begli occhi che hai, chissà come mi vedi bene…” non puoi non sorridere e muovere il piedino.
E’ che ha dei testi che spiazzano, la musica è un indie-sofisticated-retrò-orecchiabile che ci sta a pennello.
Se vi devo dare una spiegazione logica vi posso dire che anche a me come Dente  “piacciono le ragazze con le doppie punte e le macchine senza le multe”.
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mercoledì, 01 luglio 2009
Tito&tarantulaIL MESSICANO A LEVIZZANO OVVERO I Tito & Tarantula
Cosa ci faccio nella corte del castello di Levizzano con un braccialetto al polso modello villaggio 4 stelle all inclusive? Mi godo una massiccia dose di rock & roll Tex-Mex di quei  “desperado” di Tito & Tarantula.
Quentin Tarantino aveva avuto la vista piuttosto aguzza quando li ha selezionati per interpretare loro stessi all’interno del Titty Twister , il famoso locale del film “Dal tramonto all’alba”.
Tito Larriva & co. sono una band da malfamato locale messicano dove i clienti si sbronzano ballando un secco rock anni 70 condito con tequila, chili e tapas.
Nonostante il palco di Levizzano sapesse più di Lambrusco che di Tequila, nonostante la location non fosse proprio malfamata, malgrado tutto, quando i quattro Mex-Rockers sono saliti sul palco mi è sembrato per un attimo di essere al Titty Twister.
Tito cantava alla sua maniera sporca e rantolante , il chitarrista barcollava con gli occhi socchiusi con la sua faccia da messicano in fuga, la bassista sembrava appena uscita da una comparsata in Kill Bill.
Quando poi lo svalvolato spettatore mezzo nudo è salito sul palco, ha strappato il microfono a Tito e ci ha urlato dentro “Il rock & Roll è morto”, ho capito che Levizzano è molto più rock di quello che pensassi .
Tito & Tarantula suonavano e sudavano, noi sotto il palco saltavamo e sudavamo , il rock incalzava e non si poteva far altro che assecondarlo.
Poi arriva l’inconfondibile intro di “After Dark”, alcune ragazze si fanno trascinare sul palco da Tito, mi aspetto che da un momento all’altro esca Salma Hayek col serpente.
Sotto il palco la gente si carica ulteriormente, il finale del pezzo è un muro di chitarra distorto con sopra le grida rauche di Tito, il pubblico attende che  i Tarantula si trasformino in vampiri…niente da fare, ma è un bel concerto lo stesso.
Gran finale che arriva con “Cucarachas enojadas” (che non so se si scrive così ma fa lo stesso).
Tito si esalta, il pubblico si scatena, torna lo svalvolato mezzo nudo, ruba asta e microfono a Tito sgusciando da sotto il palco e comincia a urlare “Cucaracha fumando marjuana”…. e penso che la corte del castello di Levizzano  sia il luogo ideale per il concerto dei Tito & Tarantula.
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categoria:musica, film, concerti