IL SENSO DI MAURI PER LA NEVE
Mauri era semplicemente un corriere, il suo compito era trasportare un chilo di cocaina nascosto nell’imbottitura di un pupazzo della Trudi da Padova a Bologna.
La merce gli veniva consegnata all’interno di un capannone adiacente alla zona fieristica di Padova da un biondino che parlava male l’italiano e di cui non conosceva il nome.
La doveva consegnare a Jero un cubano ricco sfondato che abitava sui colli bolognesi e che aveva conosciuto al K-Club l’anno prima.
Era il cubano che organizzava tutto il traffico e che una volta ritirata la merce pagava in contanti a Mauri cinquemila euro.
Che fine poi facesse la roba una volta giunta nelle mani di Jero non lo sapeva e non gli importava.
Da quando Mauri era diventato socio del K-Club e aveva cominciato a trafficare in cocaina il portafoglio gli si era gonfiato a dismisura, il rischio era minimo, il tragitto da compiere con la droga relativamente breve , il compenso sostanzioso.
Era il suo decimo viaggetto, ormai la paura delle prime consegne si era affievolita, Mauri aveva concluso che c’era davvero poco da temere.
Prese il biglietto alla barriera di Padova, proseguí nello svincolo che indicava la direzione per Bologna, si portó nella corsia centrale e accese la radio.
L’orsacchiotto della Trudi con la pancia piena di polvere bianca era sotto il sedile passeggeri avvolto negli stracci.
Mauri stava giá pregustando la serata al ControSenso, avrebbe offerto da bere a tutti gli amici del K-Club, avrebbe rimorchiato qualche ventenne abbagliata dal suo fascino e dal suo portafoglio, poi con lei avrebbe riscaldato bene le lenzuola viola di raso.
Il BMW 320 viaggiava entro i limiti sull’autostrada mentre la pancia di Mauri rimbombava vuota a causa dei bassi potenti forniti dall’impianto audio della Bose caricato a musica House.
Quando la Fiat Stilo inchiodó improvvisamente, Mauri sterzó a sinistra per evitare l’impatto proprio mentre sopraggiungeva un’auto che scaraventó il BMW contro il guard rail.
Piantó la faccia nell’airbag , sentí il naso che si frantumava e il sangue che scendeva denso nella gola.
L’orsacchiotto della Trudi era uscito da sotto il sedile e con la testa ancora avvolta in uno straccio stazionava sulla pedanina anteriore dell’auto.
Mauri riuscí a uscire rompendo il parabrezza giá crepato.
Col volto insanguinato , un mal di testa infernale e una gamba dolorante guardava l’auto accartocciata……un pensiero irruppe nella nebbia , doveva nascondere subito il chilo di droga.
Un uomo sulla quarantina intanto si stava avvicinando a Mauri ripetendo “Come Sta?”
Mauri sentí che stava per perdere i sensi, infiló un braccio nel parabrezza frantumato, la sua mano trovó una massa morbida….era l’orsacchiotto.
Riuscí ad estrarlo e con tutta la forza che aveva ancora in corpo lo lanció al di lá del guard rail tra le auto che viaggiavano in direzione opposta sulle altre tre corsie dell’autostrada.
Mauri si rese conto che l’uomo che si era fermato dietro di lui per soccorrerlo aveva visto tutta la scena.
<<Ho giá avvertito l’ambulanza….si sieda a terra>>
L’uomo prese un braccio del giovane e lo fece sedere a terra.
<<Si tranquillizzi…..sono un medico….cerchi di parlarmi.Dove le fa male?>>
<<La testa , la gamba>> borbottò Mauri
Non si rendeva conto se la nebbia acquosa che avvolgeva i suoi occhi era causata dal dolore o dal caldo afoso di quella giornata.
Perse i sensi per qualche minuto ma quando gli infermieri lo caricarono in ambulanza riuscí di nuovo ad aprire gli occhi e avvertí lancinante il dolore al naso.
La stanza dell’ospedale in cui venne sistemato era davvero bella, televisione, bagno privato, condizionatore.
La cosa che piú colpiva peró era l’odore di pulito.
Quando entri in ospedale ti aspetti la solita puzza di minestrone misto ad alcool e quell’aria stantia che quando esci ti è passata completamente la fame e ti chiedi come si possa mangiare in un ambiente del genere.
L’ospedale di Padova non era cosí , un profumo vago di vaniglia ti solleticava le narici e addolciva il senso di ansia che si ha quando entri in barella.
Matilde viaggiava sul sedile posteriore della Zafira e giocava con le proprie dita, alle elementari la sua amica Claudia le aveva insegnato un gioco bellissimo.
Papà Livio, alla guida, aveva una necessità impellente e di certo non aveva voglia di espletarla nel bagno lercio del successivo autogrill.
Accostò in una piazzola di sosta che allargava la corsia d’emergenza , scese e liberò la vescica gonfia riparandosi un minimo dietro la sua auto.
Ritirò su la zip.
<<Matilde...vuoi prendere una boccata d’aria?>>
La bambina annuì e scese dalla Zafira con un lieve balzo e rispose con un sorriso al ghigno buffo che le aveva rivolto il padre.
Livio la prese subito per mano.
<<Me lo insegni anche a me quel gioco con le dita?>>
<<Me l’ha insegnato Claudia, fai così....>> poi Mati si interruppe <<guarda là papi c’è un Trudi>> esplose stupita indicando cinque metri avanti nella corsia di emergenza.
<<Ho visto... ma non si può prendere, siamo in autostrada è pericoloso>>
<<Sì ma lì non ci passa nessuno...dai..lo prendiamo?>> mugugnò Matilde con una voce che lasciava presagire un singhiozzo.
<<Te ne compro uno appena arriviamo a casa...su.. torna in macchina>> il tono del padre era ora più fermo e meno giocoso
<<Io lo voglio....lo prenderà qualcun altro....>>
Livio le aprì lo sportello, fece salire Matilde poi controllò che fosse ben seduta sul seggiolino e con la cintura allacciata.
Chiuse la portiera, fece due balzi in avanti afferrò l’orsacchiotto e si riportò alla guida.
<<Grande papi!!!>> sbraitava già Matilde dal seggiolino dietro
<<Adesso lo metto qui nel sedile al mio fianco e non si tocca fino a casa, è tutto sporco ... quando siamo a casa e la mamma gli fa fare un giro in lavatrice e poi potrai abbracciare il tuo Trudi>>
<<Va bene..>> si sentì con rassegnazione dal sedile posteriore.
La Zafira accelerava già per mettersi in seconda corsia quanto Matilde ruppe il silenzio di nuovo.
<<Papi???>>
<<Eh..>> sbuffò Livio
<<Come mai c’era un orsetto in autostrada?>>
<<L’avrà perso un bimbo>> rispose il padre.
La radio suonava Canzone di Lucio Dalla e Livio ne seguiva la melodia mugugnando piano, ancora mezz’oretta e sarebbero giunti a casa.
Il rientro dal mare era stato meno complicato del previsto nonostante la giornata segnalata dal CIS con un bollino rosso.