lunedì, 27 aprile 2009
Un silenzio che mi nasconde
 
Eppure l’onda non schiuma e
la fiamma non brucia.
Mi son seduto per cronometrare
i distacchi senza considerare l’arrivo
in volata nelle tappe in salita.
Guardo la strada vuota a fine gara e
c’è un silenzio che mi nasconde.
Di notte avrei preso le mani per
attendere la luce dell’alba,
di giorno so aspettare.
Eppure il vento non sibila
e la fiamma non brucia.
Ho pensato di non fermarmi
perché Agosto arriva in fretta
come il Natale dei regali.
Se ti guardi bene
c’è un silenzio che ti nasconde.
Di notte saresti restata, di giorno
sai aspettare.
Le tue porte come le mie
non sbattono mentre beviamo
caffè mal zuccherati.
Fingo di non accorgermi di
rimanere solo nello stadio
di Lunedì mattina.
Vorrei mani da accarezzare
gioielli da custodire
guasti da riparare
in questa vicinanza silenziosa. 
Listening  "Sentire" - Aria di neve
postato da: tage alle ore 19:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia
martedì, 21 aprile 2009
Senza-titolo-1
IL SENSO DI MAURI PER LA NEVE
Mauri era semplicemente un corriere, il suo compito era trasportare un chilo di cocaina nascosto nell’imbottitura di un pupazzo della Trudi da Padova a Bologna.
La merce gli veniva consegnata all’interno di un capannone adiacente alla zona fieristica di Padova da un biondino che parlava male l’italiano e di cui non conosceva il nome.
La doveva consegnare a Jero un cubano ricco sfondato che abitava sui colli bolognesi e che aveva conosciuto al K-Club l’anno prima.
Era il cubano che organizzava tutto il traffico e che una volta ritirata la merce pagava in contanti a Mauri cinquemila euro.
Che fine poi facesse la roba una volta giunta nelle mani di Jero non lo sapeva e non gli importava.
Da quando Mauri era diventato socio del K-Club e aveva cominciato a trafficare in cocaina il portafoglio gli si era gonfiato a dismisura, il rischio era minimo, il tragitto da compiere con la droga relativamente breve , il compenso sostanzioso.
Era il suo decimo viaggetto, ormai la paura delle prime consegne si era affievolita, Mauri aveva concluso che c’era davvero poco da temere.
Prese il biglietto alla barriera di Padova, proseguí nello svincolo che indicava la direzione per Bologna, si portó nella corsia centrale e accese la radio.
L’orsacchiotto della Trudi con la pancia piena di polvere bianca era sotto il sedile passeggeri avvolto negli stracci.
Mauri stava giá pregustando la serata al ControSenso, avrebbe offerto da bere a tutti gli amici del K-Club, avrebbe rimorchiato qualche ventenne abbagliata dal suo fascino e dal suo portafoglio, poi con lei avrebbe riscaldato bene le lenzuola viola di raso.
Il BMW 320 viaggiava entro i limiti sull’autostrada mentre la pancia di Mauri rimbombava vuota a causa dei bassi potenti forniti dall’impianto audio della Bose caricato a musica House.
Quando la Fiat Stilo inchiodó improvvisamente, Mauri sterzó a sinistra per evitare l’impatto proprio mentre sopraggiungeva un’auto che scaraventó il BMW contro il guard rail.
Piantó la faccia nell’airbag , sentí il naso che si frantumava e il sangue che scendeva denso nella gola.
L’orsacchiotto della Trudi era uscito da sotto il sedile e con la testa ancora avvolta in uno straccio stazionava sulla pedanina anteriore dell’auto.
Mauri riuscí a uscire rompendo il parabrezza giá crepato.
Col volto insanguinato , un mal di testa infernale e una gamba dolorante guardava l’auto accartocciata……un pensiero irruppe nella nebbia , doveva nascondere subito il chilo di droga.
Un uomo sulla quarantina intanto si stava avvicinando a Mauri ripetendo “Come Sta?”
Mauri sentí che stava per perdere i sensi, infiló un braccio nel parabrezza frantumato, la sua mano trovó una massa morbida….era l’orsacchiotto.
Riuscí ad estrarlo e con tutta la forza che aveva ancora in corpo lo lanció al di lá del guard rail tra le auto che viaggiavano in direzione opposta sulle altre tre corsie dell’autostrada.
Mauri si rese conto che l’uomo che si era fermato dietro di lui per soccorrerlo aveva visto tutta la scena.
<<Ho giá avvertito l’ambulanza….si sieda a terra>>
L’uomo prese un braccio del giovane e lo fece sedere a terra.
<<Si tranquillizzi…..sono un medico….cerchi di parlarmi.Dove le fa male?>>
<<La testa , la gamba>> borbottò Mauri
Non si rendeva conto se la nebbia acquosa che avvolgeva i suoi occhi era causata dal dolore o dal caldo afoso di quella giornata.
Perse i sensi per qualche minuto ma quando gli infermieri lo caricarono in ambulanza riuscí di nuovo ad aprire gli occhi e avvertí lancinante il dolore al naso.
La stanza dell’ospedale in cui venne sistemato era davvero bella, televisione, bagno privato, condizionatore.
La cosa che piú colpiva peró era l’odore di pulito.
Quando entri in ospedale ti aspetti la solita puzza di minestrone misto ad alcool e quell’aria stantia che quando esci ti è passata completamente la fame e ti chiedi come si possa mangiare in un ambiente del genere.
L’ospedale di Padova non era cosí , un profumo vago di vaniglia ti solleticava le narici e addolciva il senso di ansia che si ha quando entri in barella.
Matilde viaggiava sul sedile posteriore della Zafira e giocava con le proprie dita, alle elementari la sua amica Claudia le aveva insegnato un gioco bellissimo.
Papà Livio, alla guida, aveva una necessità impellente e di certo non aveva voglia di espletarla nel bagno lercio del successivo autogrill.
Accostò in una piazzola di sosta che allargava la corsia d’emergenza , scese e liberò la vescica gonfia riparandosi un minimo dietro la sua auto.
Ritirò su la zip.
<<Matilde...vuoi prendere una boccata d’aria?>>
La bambina annuì e scese dalla Zafira con un lieve balzo e rispose con un sorriso al ghigno buffo che le aveva rivolto il padre.
Livio la prese subito per mano.
<<Me lo insegni anche a me quel gioco con le dita?>>
<<Me l’ha insegnato Claudia, fai così....>> poi Mati si interruppe <<guarda là papi c’è un Trudi>> esplose stupita indicando cinque metri avanti nella corsia di emergenza.
<<Ho visto... ma non si può prendere, siamo in autostrada è pericoloso>>
<<Sì ma lì non ci passa nessuno...dai..lo prendiamo?>> mugugnò Matilde con una voce che lasciava presagire un singhiozzo.
<<Te ne compro uno appena arriviamo a casa...su.. torna in macchina>> il tono del padre era ora più fermo e meno giocoso
<<Io lo voglio....lo prenderà qualcun altro....>>
Livio le aprì lo sportello, fece salire Matilde poi controllò che fosse ben seduta sul seggiolino e con la cintura allacciata.
Chiuse la portiera, fece due balzi in avanti afferrò l’orsacchiotto e si riportò alla guida.
<<Grande papi!!!>> sbraitava già Matilde dal seggiolino dietro
<<Adesso lo metto qui nel sedile al mio fianco e non si tocca fino a casa, è tutto sporco ... quando siamo a casa e la mamma gli fa fare un giro in lavatrice e poi potrai abbracciare il tuo Trudi>>
<<Va bene..>> si sentì con rassegnazione dal sedile posteriore.
La Zafira accelerava già per mettersi in seconda corsia quanto Matilde ruppe il silenzio di nuovo.
<<Papi???>>
<<Eh..>> sbuffò Livio
<<Come mai c’era un orsetto in autostrada?>>
<<L’avrà perso un bimbo>> rispose il padre.
La radio suonava Canzone di Lucio Dalla e Livio ne seguiva la melodia mugugnando piano, ancora mezz’oretta e sarebbero giunti a casa.
Il rientro dal mare era stato meno complicato del previsto nonostante la giornata segnalata dal CIS con un bollino rosso.
postato da: tage alle ore 16:36 | Permalink | commenti
categoria:racconto
mercoledì, 08 aprile 2009
bar marghe

GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA

Lo prendo, lo leggo in un battito, così me lo aspettavo e così è stato.

Il libro di Pupi Avati “Gli amici del bar Margherita” non ha segreti.

E’ la storia di un bar del centro di Bologna nel 1954 e come tutti i bar emiliani vecchio stampo  ha dei frequentatori abituali con dei soprannomi esilaranti, conserva in sè storie surreali, risate, litigate, partite a goriziana spettacolari, scherzi e commenti su belle donne.

Pupi Avati ti butta dentro la trama senza tanti fronzoli, ti elenca le regole del bar e comincia a narrare le vicende con una leggerezza che fa scompisciare dal ridere.

I bei ricordi frivoli vanno raccontati così, senza pudore e senza essere troppo descrittivi .

Divoro le pagine e i ricordi personali cominciano a farsi spazio;i  rimandi alle cazzate che ho sentito e sento ancora nel bar che frequento sono una fotocopia in stile moderno di quelle citate nel libro.

Non vi svelo nulla della trama, se avete voglia di qualche ora di sana leggerezza leggetelo …. (e io ultimamente di leggerezze ne ho decisamente bisogno).  

postato da: tage alle ore 21:04 | Permalink | commenti
categoria:libri, ricordi, recensione
lunedì, 06 aprile 2009

cruciPENSIERI A DEFINIZIONI SENZA SCHEMA

 

Nell’impossibilità di descrivere i miei ultimi pensieri con un filo logico compiuto, consento ad ognuno di tesserne la trama che vuole, utilizzando però le mie parole-chiave:

 

Willy Wonka  e Millifred: il primo ha nascosto in cinque tavolette di cioccolato dei biglietti d'oro, che permettono al loro proprietario di visitare la sua grandiosa fabbrica e di vincere un premio speciale, il secondo è un personaggio dolce, dark, innamorato e un grande amico di Willy.

 

Amare: provare affetto intenso per qualcuno

 

Amare: contrario di dolce, ad esempio “Queste olive sono amare”

 

Wish: secondo album dei Cure (contenente anche la fantastica “Friday I’m in love”), per alcuni è un’esclamazione di giubilo da mettere a fine frase, tradotto significa “desiderare”

 

Canottiera: maglietta senza maniche (detta anche canotta)    

 

Canzoni da mettere in sottofondo mentre si crea il filo logico:

Dente - Sole

Guns N' Roses - Don't Cry

Pacifico - Dove comincia tutto

The Cure - Lovesong

postato da: tage alle ore 21:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, ricordi