domenica, 29 marzo 2009
Senza-titolo-1

LETTERA DOPO LA MORTE DI UN VIOLINISTA

Tutti ricorderanno con tristezza le note più dolci perché il violinista è morto e con lui tutta quell’atmosfera surreale che le sue mani ricreavano.

Io ero uno dei suoi pochi amici , gli ero stato vicino fino al giorno della sua morte.

Ricordo quell’ultimo concerto per pochi intimi , quelle note stridenti e concitate come preludio al gran finale e il pianto nei suoi occhi che accompagnava la fine della melodia e della vita.

Morì tra pochi personaggi a lui troppo cari per sceglierne uno in particolare, così diversi o forse troppo uguali a lui, così sorprendentemente pazienti nell’attendere che lui accordasse lo strumento.

Era un grand’uomo ma  viveva nell’inquietudine di essere un’altra persona, nella paura di recitare una parte guidato dalla sua innovativa musica, una musica che non aveva provenienza.

Usciva così di getto e basta, senza spiegazioni.

Cominciava con un banale DO, SOL, per passare a quel magico FAdim che era l’apoteosi dell’incertezza e che a volte sembrava stonare col resto della melodia ; eppure spesso compariva a stordire l’ascoltatore che provava un brivido nell’impossibilità di seguire la canzone fischiettando.

Non era da lui scomparire così banalmente morendo in un letto d’ospedale dopo un giorno di agonia; io non lo perdonerò mai per questo, perché i grand’uomini devono morire da eroi e morire così può far sorgere il dubbio che lui non sia mai stato un grand’uomo.

Era un bravo attore , un bravo musicista o solamente un uomo normale dotato di una spiccata fantasia…. non so perché questi pensieri mi sconvolgono la mente oggi.

Pensare che il mese prima lo avevano osannato nella sua città natale e pochi giorni fa avevano tolto il drappo rosso che copriva il monumento in suo onore nella città dove sarebbe morto.

Forse non ce ne siamo mai accorti, forse era un uomo falso generato dalla mente intelligente di un produttore musicale, si stupiva egli stesso della sua innata genialità nel buttar giù pezzi a raffica.

Sapeva conciliare in maniera sublime il suo violino e il sintetizzatore elettronico e tutto sembrava perfetto e non svelava mai il suo segreto, sembrava saltar fuori dal  nulla come una magia.

Mi ha fatto paura vedere il suo smoking nero lì per terra , senza lui dentro.

Io che sono il suo miglior amico mi chiedo, non è che tornerà in vita? Potrebbe ricomparire sul palco sudato e indeciso con quel profumo pesante delle sedie del teatro, quel profumo che amava tanto.

Ricomincerebbe alla grande con una trionfante ballata che parla di prati verdi e di giovani uomini scalzi che corrono verso il fiume.

Beh comunque ora non c’è, pace all’anima sua, ho proprio voglia di mettere su quel suo CD, scoprirò qualcosa di nuovo nelle sue melodie, poi tornerò a casa a dormire e di certo non mi sveglierò nel cuore della notte perché lui non ci sarà più a disturbarmi con le sue pazzie notturne.

Però mi manca quel suo tamburellare sul tavolo!

Non voleva nemmeno che fossi il suo migliore amico, vederlo nella bara non mi ha fatto bene e guarda in questa foto come rideva!!

Forse solo io l’ho visto così sorridente, con quegli occhietti vitali….

e ora sparatemi perché io l’ho ucciso, è stato un gesto così privo di significato, un po’ di veleno nella medicina e da un secondo all’altro non c’era più, era già agonizzante da giorni …. in fondo non ho fatto nulla, sono anche io un musicista in fondo.

Sono il suo miglior amico, e ora sto pensando a tutte le sue cose, sto prendendomi cura anche della sua preziosa collezione di farfalle.

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categoria:racconto
sabato, 21 marzo 2009

denteDENTE PER DENTE

Dente non so se sia un cantante, non so se sia un poeta , probabilmente oggi non è nessuno.

Lo ascolto e mi sembra di sentire quando registravamo "alla brutta", chitarra e voce con un microfono in mezzo alla sala prove ovvero più casalingo di così si muore.

Alla fine però “L’amore non è bello”,il suo ultimo album, l’ascolto fino in fondo, poi ricomincio l'ascolto dall prima traccia e sono convinto che qualcosa c’è.

C’è quella storia dell’ombrello quando piove in “A me piace lei”, c’è quell’altra strofa alcolica sull’appuntato Mazzolino nel pezzo “Quel mazzolino”, ci sono le ragazze con le doppie punte, le spese al discount, filosofie d’amori e di litigi, insomma sembra poco ed invece dentro c'è molta sostanza.

Mi dispiace non essere andato all’Off di Modena a vedere il suo concerto, con 5 euro sarei potuto essere lì sotto il palco a sentire un concerto acustico-casalingo-poetico di quelli che piacciono a me.

Io consiglio di ascoltarlo perché le parole sono belle e semplici senza cadere nel banale, qualche sorriso di sicuro lo strappa e quando hai una settimana criptica-nebulosa come la mia “l’alito vinoso” che indossa Dente mentre canta i suoi pezzi può quasi farti tenerezza.

I titoli dei suoi album sono raffinate teorie “Non c’è due senza te”  è geniale , “L’amore non è bello” è  amorevolmente semplice  e sospeso come un proverbio troncato a metà.

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categoria:musica, recensione, dente
giovedì, 12 marzo 2009

ddPROVA DI CARATTERE

Quando leggo dei caratteri così grandi comincio ad avere paura.
Tu lo fai sempre.
Usi lo stampatello maiuscolo cattivo e mi aspetto da un momento all'altro che dalle tue parole esca fuori un demone e mi trascini con lui negli abissi più profondi.
Vai a capo così spesso perchè ogni tua frase possa essere una sferzata micidiale che ogni lettore ne possa sentire l'eco fino a quando non sposta gli occhi sulla riga successiva.

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categoria:pensieri, poesia, ricordi
lunedì, 09 marzo 2009

wreTHE WRESTLER

Lo vado a vedere il primo giorno di uscita nei cinema e il primo aggettivo che mi viene in mente a fine visione è "crudo".
Un realismo spietato, le immagini a tratti sgranate e la macchina da presa sballonzolante per inseguire un Mickey Rourke pieno di rughe e con i muscoli stragonfi.
Il film racconta la vita di un lottatore di Wrestling vent'anni dopo il periodo di massima gloria , pronto a farsi massacrare ancora sul ring per un pubblico di nostalgici fan e per pochi spiccioli.
Rourke è perfetto per la parte, perchè probabilmente non deve nemmero interpretare un ruolo, in realtà impersona sè stesso, una star caduta in decadenza con una vita piena di spigoli, ma comunque col bisogno impellente di gettarsi tra il pubblico che lo ha amato, nonostante l'età avanzi e il fisico non sia più quello di una volta.
E' questa l'unica cosa che si è in grado di fare una volta provata la gloria, l'eccesso, la fama, questo è quello che si è costruito nella vita e questo bisogna fare fino in fondo.
Una provocantissima Marisa Tomei nel ruolo di una spogliarellista strabilia Rourke e il sottoscritto che ricordava l'attrice in ruoli molto pudici, quasi timidi.
Il finale del film è secco e tagliente così come speravo che fosse, non c'è buonismo, lacrimuccia o americanate di sorta, solo la freddezza di una cruda realtà.
Le immagini del lottatore che usa la "sparapunti" come arma impropria non mi hanno lasciato indifferente, la frase di Rourke su Cobain è già cult  e si addice perfettamente alla durezza del film (e chiaramente non la cito per non rovinarvi lo spettacolo).

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categoria:film, recensione