LETTERA DOPO LA MORTE DI UN VIOLINISTA
Tutti ricorderanno con tristezza le note più dolci perché il violinista è morto e con lui tutta quell’atmosfera surreale che le sue mani ricreavano.
Io ero uno dei suoi pochi amici , gli ero stato vicino fino al giorno della sua morte.
Ricordo quell’ultimo concerto per pochi intimi , quelle note stridenti e concitate come preludio al gran finale e il pianto nei suoi occhi che accompagnava la fine della melodia e della vita.
Morì tra pochi personaggi a lui troppo cari per sceglierne uno in particolare, così diversi o forse troppo uguali a lui, così sorprendentemente pazienti nell’attendere che lui accordasse lo strumento.
Era un grand’uomo ma viveva nell’inquietudine di essere un’altra persona, nella paura di recitare una parte guidato dalla sua innovativa musica, una musica che non aveva provenienza.
Usciva così di getto e basta, senza spiegazioni.
Cominciava con un banale DO, SOL, per passare a quel magico FAdim che era l’apoteosi dell’incertezza e che a volte sembrava stonare col resto della melodia ; eppure spesso compariva a stordire l’ascoltatore che provava un brivido nell’impossibilità di seguire la canzone fischiettando.
Non era da lui scomparire così banalmente morendo in un letto d’ospedale dopo un giorno di agonia; io non lo perdonerò mai per questo, perché i grand’uomini devono morire da eroi e morire così può far sorgere il dubbio che lui non sia mai stato un grand’uomo.
Era un bravo attore , un bravo musicista o solamente un uomo normale dotato di una spiccata fantasia…. non so perché questi pensieri mi sconvolgono la mente oggi.
Pensare che il mese prima lo avevano osannato nella sua città natale e pochi giorni fa avevano tolto il drappo rosso che copriva il monumento in suo onore nella città dove sarebbe morto.
Forse non ce ne siamo mai accorti, forse era un uomo falso generato dalla mente intelligente di un produttore musicale, si stupiva egli stesso della sua innata genialità nel buttar giù pezzi a raffica.
Sapeva conciliare in maniera sublime il suo violino e il sintetizzatore elettronico e tutto sembrava perfetto e non svelava mai il suo segreto, sembrava saltar fuori dal nulla come una magia.
Mi ha fatto paura vedere il suo smoking nero lì per terra , senza lui dentro.
Io che sono il suo miglior amico mi chiedo, non è che tornerà in vita? Potrebbe ricomparire sul palco sudato e indeciso con quel profumo pesante delle sedie del teatro, quel profumo che amava tanto.
Ricomincerebbe alla grande con una trionfante ballata che parla di prati verdi e di giovani uomini scalzi che corrono verso il fiume.
Beh comunque ora non c’è, pace all’anima sua, ho proprio voglia di mettere su quel suo CD, scoprirò qualcosa di nuovo nelle sue melodie, poi tornerò a casa a dormire e di certo non mi sveglierò nel cuore della notte perché lui non ci sarà più a disturbarmi con le sue pazzie notturne.
Però mi manca quel suo tamburellare sul tavolo!
Non voleva nemmeno che fossi il suo migliore amico, vederlo nella bara non mi ha fatto bene e guarda in questa foto come rideva!!
Forse solo io l’ho visto così sorridente, con quegli occhietti vitali….
e ora sparatemi perché io l’ho ucciso, è stato un gesto così privo di significato, un po’ di veleno nella medicina e da un secondo all’altro non c’era più, era già agonizzante da giorni …. in fondo non ho fatto nulla, sono anche io un musicista in fondo.
Sono il suo miglior amico, e ora sto pensando a tutte le sue cose, sto prendendomi cura anche della sua preziosa collezione di farfalle.







DENTE PER DENTE
PROVA DI CARATTERE
THE WRESTLER