IL MALE D'INVERNO
Il male d'inverno non è un film in bianco e nero visto alla tv ma è la mia personale conseguenza alla sfrenata corsa al pacco.
Per ben tre volte nella stessa settimana mi catapulto alla conquista di regali, con una determinazione degna di rambo tra le linee nemiche.
Sono i prezzi scontati e le vetrine addobbate gli obiettivi da assaltare; tutto deve essere fatto con precisione e velocità lasciandosi distrarre il meno possibile dai volantini con offerte entusiasmanti.
Arrivo a casa stremato, pieno di borse, molte le troverò la mattina dopo sotto gli occhi.
Anche quest'anno ho ceduto all'esasperato turbine dei pacchi e pian piano sento che sta salendo un luccicante cerchio alla testa : è il solito male d'inverno prenatalizio.
In preda a questo lieve malessere incastro pranzi con colleghi, cene aziendali, cene con amici e amici di amici, pranzi con parenti, scambi di auguri programmati, colazioni da Tiffany e via dicendo.
Ormai siamo vicinissimi al botto finale, lego la fascia rossa intorno alla fronte e come Sylvester Stallone sguaino le forbici per tirare gli ultimi ricci al nastro da pacchi.
Intanto ascolto "Pyramid song" dei Radiohead e non riesco ancora a convincermi che sia in quattro quarti.
Ce l'ho quasi fatta, ultimi regali da incartare, poi mi abbandonerò alle feste e alle abbuffate pre-mid-post natalizie.
Sospiro per riprender fiato: Buon Natale!







IL SENSO DI DERRICK DEI DERRICK
Isabella Santacroce