CUPE VAMPE
Guardando il quadro che e’ appeso nella parete di fronte ti sembra di tornare bambino, fin da allora ti chiedevi cosa significasse e ancora oggi non sai darti una risposta.
Un verdone spento per delineare un paesaggio autunnale di un bosco surreale fatto di alberi senza chiome, di case senza tetti e un cielo nero per appesantire ancora.
Fermo davanti alla tela , mille volte avevo letto quel nome “Bardi” nell’angolo sinistro, scritto con un pennarello nero.
Chi era quel pittore? Doveva essere un ottantenne dalla mano instabile che spacciava tutte quelle ondulature imprecise per tratti voluti, in realtá era il tremore della sua mano che si materializzava sulla tela.
Magari aveva finito il bianco e aveva cominciato a mischiare tutti i colori col nero senza avere un’idea precisa in testa; era un quadro cupo che ti spingeva sempre piú in basso, che ti toglieva il respiro, che si adattava solo ad accordi minori, a cori baritonali e a chitarre mal accordate, un Mi minore costante che non esplodeva mai, un incompiuto pesantissimo da ammirare, case lasciate a metá che sfumavano nel cielo nero, alberi senza chioma schiacciati da un cielo plumbeo, terra brulla appesantita dalla pioggia.
Sembrava che quel quadro fosse giunto lí senza volere, che un giorno dal muro si fosse materializzato a intristire il bianco circostante.
"Di colpo si fa notte e s'incunea a crudo il freddo
La città trema
Livida trema"
c.s.i