mercoledì, 30 maggio 2007

puntinoIL POSTO DEI PUNTINI

E' un paio di giorni che mi ritrovo a parlare di puntini.
C'è chi i puntini li vede piovere dal cielo, c'è chi coi puntini ci fa dei quadri naif, c'è chi riempie i propri scritti con puntini di sospensione.
Alcuni sostengono che i puntini siano un'ottima via di fuga per quando non sai bene come chiudere una frase....io non sono pienamente d'accordo, bisognerebbe sentire da Baricco che li utilizza in quantità smodata come il sottoscritto.
Il punto singolo è una peculiarità dei precisi e dei razionali per eccellenza, quelli che li vedi sempre vestiti a puntino (appunto) e che quando ci parli devono sempre puntualizzare.
Io invece ho bisogno di improvvisare, di non sapere come va a finire, di immaginare dieci finali diversi e allora libero sfogo alla fantasia e ai puntini di sospensione a fine frase.

"Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo

Applico alla vita
i puntini di sospensione
Che nell'incosciente
non c'è negazione"

Morgan - Altrove

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categoria:pensieri, morgan
venerdì, 25 maggio 2007

imagesMASTICANDO

Le sto masticando da qualche secondo e avverto un saporaccio amaro in bocca.
Sono le parole di un buco creativo.
Eh già, questa sera va così, vorrei preparare una fetta di pane sulla quale spalmarvi frasi di senso compiuto ed invece mi ritrovo a sputare il nocciolo di parole che mi stanno rendendo la bocca cattiva.
Perchè le parole sono così, alle volte non ce la fai proprio a metterle per bene in fila una dopo l'altra e stasera che non riesco a sviscerare l'argomento come vorrei me la prendo con loro.
E' mezz'ora che mastico, scrivo e straccio fogli, niente da fare...
Le parole si ribellano al proprio creatore?
Stasera ve le sputo in sequenza una dopo l'altra così come vengono, giusto per farvi capire l'argomento del post e magari le legate voi le une alle altre come meglio credete, unica soluzione all' apatia dislessica di un venerdì sera.
Eccole: Serata, sensazioni, camminare, caldo, musica, nervi, Baustelle, nuvole, traguardo, settimana, birra, gelido, canzone, bruciare , attesa, introspettiva, città, respiro, fine.

 

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categoria:pensieri
lunedì, 21 maggio 2007

Senza-titolo-1IL BARBIERE DI MANESSO

Quel giorno i due avevano rubato la scala allungabile nel cantiere vicino al ponte di Salmo mentre muratori, manovali e geometri erano a pranzo.
Furtivamente si erano avvicinati con il camioncino di Andrea, in due minuti avevano caricato la scala nel vano posteriore e si erano dileguati senza dare troppo nell’occhio.
Guido si era procurato le tute inifughe rovistando dentro g1i scatoloni nella gigantesca cantina del suo vicino di casa, Paolo aveva portato guanti nuovi e scarpe antinfortunistiche per tutti, Andrea non aveva contribuito materialmente ma aveva in testa un piano perfetto.
Avevano studiato i movimenti celesti per un anno intero: il 22 Giugno il sole sarebbe stato a un passo dalla vetta del campanile, la scala di dieci metri era più che sufficiente per raggiungerlo.
Si erano trovati a casa di Paolo e avevano guardato per almeno sei volte il video dello sbarco sulla luna, i loro occhi incantati davanti ai movimenti rallentati di Armstrong, i colori biancastri del suolo lunare, i commenti estasiati del telecronista.
Andrea si chiedeva come mai nessuno si fosse accorto che ogni estate il sole passava talmente vicino al campanile di Manesso che quasi lo si poteva toccare.
Quando aveva deciso di parlare dell’impresa a Guido e Paolo era una fredda sera autunnale, si erano trovati al solito pub e lui se ne era uscito di botto dicendo
“Ho capito come raggiungere il sole, siete con me ?”
Gli altri due si erano guardati e si erano lasciati sfuggire un sorriso, poi Andrea aveva spiegato tutti i sui studi e le sue congetture astrali con la precisione di un prof universitario.
Guido aveva assunto un’espressione talmente seria che quasi non si notava il suo evidente strabismo, Paolo aveva continuato ad ingozzarsi di patatine e birra.
“io ci sono” aveva tuonato Guido con fermezza
“anche io” aveva detto Paolo con un fil di voce, diventando paonazzo e tossendo perchè una patatina gli si era incastrata in fondo alla gola fino a mozzargli il respiro.
Manesso era un borgo di montagna dove i vecchi nelle mattinate estive si sedevano davanti a casa a guardare la strada,
i loro occhi puntati sull’asfalto appannato dal sole cocente che pareva avere un effetto ipnotico.
Quella mattina ero entrato nella chiesa di Manesso perché avevo bisogno di pregare, avevo le colpe dei mesi passati che pesavano sul mio stomaco come ruote di camion, ruote enormi che continuavano a girare dentro la mia pancia in un groviglio indistinto.
Avevo voglia di liberarmi di un peso, almeno al cospetto di Dio.
Undici e quaranta: Paolo, Andrea e Guido erano sul campanile vestiti come salsicce giganti incartate nel domo pack, con ai piedi dei ferri da stiro tondi e nelle mani guanti da sci.
Avevano già appoggiato la scala per salire fino al sole, fino a toccare i loro improbabili sogni, Andrea col groppo in gola di chi doveva fare l’ultimo sforzo per entrare nella storia.
Per primo era salito Guido, un gradino dopo l’altro fino ad arrivare a sette metri di altezza; si era voltato verso il basso, da lì dominava tutto il paese e aveva quasi voglia di gettarsi nell’aria estiva certo che due immaginarie , gigantesche ali l’avrebbero sorretto.
Con i nervi tremanti sottopelle dalla voglia di spiccare il volo, pensava che avrebbe potuto librarsi in aria come un angelo e volando poteva raggiungere il balcone di Martina …. e finalmente lei avrebbe capito.
Da un po’ lei non gli rivolgeva più la parola e nonostante lui la bombardasse di sms lei rimaneva indifferente e seria, anche quando la incontrava per strada rimaneva muta, indossava il suo mantello d’acciaio e si lasciava scivolare addosso le parole dolci che Guido le propinava di filato senza nemmeno prender fiato.
“Perché ti sei fermato?” aveva gridato Andrea da sotto
Guido era salito ancora , era quasi arrivato in cima alla scala.
Allungando il braccio , aveva avvertito un calore che saliva dal gomito, stava toccando qualcosa di incandescente … qualcosa quel giorno lo bruciò, forse era il desiderio di essere qualcuno , la voglia di dimostrare qualcosa a se stesso e a Martina.
Andrea intanto cominciava a salire dietro Guido.
Dentro la chiesa in ginocchio guardavo per terra e cercavo le parole giuste rovistando nell’armadietto in disordine dentro la mia testa.
Mi arrabbiavo contro i miei pensieri che non si distendevano alla ricerca di un perdono divino ma si accartocciavano su se stessi ribellandosi anche alla mia volontà , le lacrime sulle guance intanto scendevano copiose.
Poi sentii il boato e vidi un pallone areostatico argento sfondare il rosone della chiesa.
Mi alzai di scatto, corsi fino al lato sinistro dell’altare e vi trovai quel balordo di Paolo Misco incartato in una tuta d’argento che si lamentava.
Senti un calore avvolgermi, non potevo muoverlo, poteva essersi rotto l’osso del collo , aveva fatto un volo incredibile.
Con le lacrime agli occhi gli chiesi “Come stai?”
“Bene” mugugnò e disse “Perché piangi?”
Quel ciccione aveva fatto un volo di otto metri , era caduto sul freddo pavimento della chiesa, io mi ero avvicinato per soccorrerlo credendolo in fin di vita e lui mi aveva chiesto perché piangevo.
Mi asciugai gli occhi mentre Paolo si rimetteva in piedi come se fosse scivolato su un marciapiede ghiacciato e si fosse procurato un leggero ematoma.
“Ho toccato il sole” disse e capii di aver assistito ad un miracolo.
La cosa buffa fu che Andrea e Guido sparirono nel nulla, alcuni vecchi dicono di aver visto quel giorno un fascio di luce che dal campanile saliva verso l’alto, Martina invece in uno stato di disperazione totale aveva cercato Guido in ogni dove e stremata si era anche rivolta a “Chi l’ha visto?”.
Paolo invece , si è messo a fare il barbiere e a tutti quelli che gli chiedono di quel giorno risponde
“Un giorno torneranno Guido e Andrea, un po’ più abbronzati del solito e vi racconteranno tutto”

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categoria:racconto
domenica, 20 maggio 2007

meleLE MELE DI ADAMO

"Le mele di Adamo" è un film che è scivolato dentro il mio lettore Divx senza che me accorgessi.
Ho iniziato a guardarlo convinto che fosse uno di quei film osannati dalla critica che dopo mezz'ora ti addormenti per la noia o perchè gli attori devono ancora cominciare a parlare....ed invece questo  lungometraggio danese è quasi un capolavoro.
Il quasi è d'obbligo per evitare di metterlo sullo stesso piano con alcuni cult-movie di Kubrick, Tarantino o Tornatore,comunque sia il mio personale giudizio è formato da dieci stellette.
E' la storia di Adam, un neonazista che dopo un periodo passato in carcere viene destinato ad una ambigua comunità di recupero gestita dal giovane prete protestante Ivan.
Tra i due si accendono numerosi contrasti, il tutto in un clima grottesco e ironico ornato da situazioni paradossali che paiono volute da una soprannaturale volontà divina.
I due si trovano a riflettere su che cos'è davvero il bene e il male con esplciti riferimenti religiosi, ma anche con decisioni pienamente terrene fatte di testate, pugni in faccia e nasi rotti.
L'obiettivo primario di Adam è quello di cucinare una gigantesca torta di mele utilizzando i frutti del melo che campeggia nel giardino della comunità; sembra un'impresa facile ma in realtà diventerà tutto più complesso del previsto e il raggiungimento dell'obiettivo sarà motivo di litigi e riflessioni.
La vicenda è pervasa da un costante humor nero, le situazioni diventano d'improvviso tarantiniane con tanto di pistole e sangue che zampilla, i personaggi secondari alla vicenda sono straordinariamente visionari e surreali.
Il finale grottesco e agrodolce è davvero una chicca, geniale l'ultima scena con i due protagonisti che intonano  "How deep is your love" dei Bee Gees.

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categoria:film
lunedì, 14 maggio 2007
fuoco FUOCO SOTTO LA PIOGGIA
Piove sulla mia scrivania mentre sto cercando un’idea buona da scrivere.
L’acqua è un refrigerio in queste giornate calde, bagna il mio monitor, i miei capelli, i pensieri, la tastiera e i fogli che ho sparpagliato intorno a me sul tavolo e nei miei occhi.
Questo odore di pioggia mi mette di buon umore perché ha il senso del rinnovamento , il colore delle nuove idee e la voglia di attaccare.
In sottofondo “Annarella” dei CCCP si ripete in continuazione nella mia playlist e incendia le casse del mio pc che generano un calore che in qualche modo asciuga la superficie del mio hard disk esterno e le parole che non dico.
E’ una bella sensazione la pioggia col fuoco acceso: peccato per l’aria che ho in gola che frana incessantemente e trasforma ogni mia voglia di cantare in un flebile fiato.
Pioggia e calore: il fisico tentenna ma il mio cuore ringrazia chi mi ama e sa come starmi vicino.
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categoria:pensieri
mercoledì, 09 maggio 2007
imagesIL MATTATOIO DI VONNEGUT E LE CAVIE DI PALAHNIUK

Come si fa a parlare di vicende relative alla sconda guerra mondiale mantenendo una certa ironia di fondo e comunque una linea fortemente antimilitarista?
La risposta è Vonnegut  "Mattatoio n.5", un libro che sa raccontare attraverso una storia semiseria il bombardamento di Dresda, i viaggi nel tempo dello sgangherato protagonista Billy Pilgrim e le fantascientifiche vicende degli extraterrestri abitanti di Tralfamadore.
L'autore nella sua narrazione semplice e scorrevole mostra un estro visionario, a volte grottesco anche mentre racconta terribili vicende della seconda guerra mondiale realmente accadute.
La vita del protagonista è costellata di episodi anacronistici e spesso ridicoli, ma nonostante la "leggerezza" con cui è raccontata, la storia lascia trapelare la tragedia dei bomabardamenti, dei campi di concentramento, delle fucilazioni pubbliche.
Le crude immagini della guerra fanno da sfondo alla vita di Billy Pilgrim, strambo individuo che nonostante la debolezza fisica, le sue ridicole convinzioni, le rotelle non del tutto a posto, dopo la guerra riesce a vivere una vita agiata fatta di viaggi nel tempo, incontri fantascientifici e mirabolanti avventure.
Il libro nonostante tratti svariati episodi, spesso completamenti estranei alla guerra, è un monumentale manifesto al pacifismo davvero imperdibile.
Stesse lodi non posso tessere per "Cavie" di Palahniuk: il libro è troppo schematico e un po' palloso in certi punti.
In realtà "Cavie" è una raccolta  di racconti attributi a diversi scrittori dagli originali pseudonimi che si trovano riuniti insieme per raccontarsi storie gli uni con gli altri. 
L'originalità dei racconti è indubbia, ma a mio parere, Palahniuk tende a voler stupire il lettore più di quanto dovrebbe.
Le scene esageratamente splatter, assurde, crude e il gergo impertinente sono troppo frequenti e la suddivisione schematica del libro nelle varie storie raccontante dai pseudo-scrittori diventa stancante.
Il mio consiglio è....tra i due leggete Vonnegut!
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categoria:libri
venerdì, 04 maggio 2007

8882468550gL'EMILIA O LA DURA LEGGE DELLA MUSICA

Non so se l'aria emiliana sia stata infettata da spore rock che influiscono sui neuroni ma quel che è certo è che tra Reggio Emilia, Modena , Bologna tutti hanno un'insaziabile voglia di musica.
Io me ne sono sempre reso conto,ma se le mie certezze non vi convincono leggete "L'Emilia o la dura legge della musica" e mi darete ragione.
E' un libro che ho divorato tutto d'un fiato e nel quale ogni musicofilo intorno ai trent'anni che ha vissuto nelle province emiliane facilmente si riconoscerà.
Se cerchi i segni viventi del Rock lungo la via Emilia potresti ritrovarti a parlare di Zucchero, Vasco e Ligabue, ma se segui un metodo di ricerca un po' più alternativo, così come fa Morozzi nel suo libro, ti imbatterai nei testi di Guccini, nei deliranti concerti dei CSI, nelle inossidabili canzoni dei Nomadi e nel dialetto dei Modena City Ramblers fino a toccare gruppi emergenti come gli OfflagaDiscoPax.
Morozzi è un po' un invasato indie-padano come il sottoscritto, sempre impegnato a fare e disfare band, a cercare batteristi e bassisti, in continuo girovagare tra feste paesane e dell'Unità per assistere a performance di gruppi semisconosciuti.
Lo scrittore liquida in poche pagine Vasco, Ligabue e Dalla...che dire....proprio quello che ci voleva: di libri sui soliti famosissimi rocker padani ce ne sono anche troppi.
Volete mettere il fascino di un concerto degli Statuto alla festa dell'Unità dove mentre vi esaltate, gli anziani ascoltano schifati la musica ska seduti sulle solite sedie di plastica bianca: fantastico!!!
Questo è il vero rustico animo padano, quello che si avverte mentre giri in macchina tra Modena e Bologna ascoltando l'ultimo singolo dei Baustelle su K-Rock e non di certo la bolgia indistinta del megatomico concerto del Liga al Campo volo dove il commento di ogni spettatore a fine spettacolo è stato "Non si sentiva un c..zz."
Un viaggio esaltante tra le frasi in dialetto del maestrone Guccini, le salette prove dove non va mai la strumentazione (ogni riferimento non è casuale), le rassegne dei gruppi locali alle feste paesane, i demenziali concerti degli Skiantos, le citazioni storiche di Lindo Ferretti, le cassette rovinate dei MCR e le canzoni urlate allo stadio Dall'Ara.
Cosa volete di più: leggetelo! 

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categoria:libri