venerdì, 30 marzo 2007
AGATA E LA TEMPESTA

agata…poi un giorno arrivi a casa e ti metti a guardare un film con il pensiero che anche se ti addormenti dopo il primo tempo va bene lo stesso.
Il film si intitola “Agata e la tempesta” , ce l’ho lì da un po’, non l’ho ancora guardato, non so di cosa parla e mi immagino una trama drammatica strappalacrime e poco di più.
Il film inizia, sembra carino, parla anche di una libreria, c’è anche un personaggio simpatico con una spiccata S bolognese, la cosa si fa divertente.
Arrivo a metà, mi rendo conto che è davvero un bel film, non potreste distogliermi dal guardarlo nemmeno con le cannonate, ho un sorriso stampato  e gli occhi fissi sulla televisione.
Non è un film comico, non è drammatico, mi ricorda vagamente “Il fantastico mondo di Amelie” ma qui ogni “francesismo” è sostituito da un nostrano accento emiliano romagnolo.
E’ una storia fantastica, un po’ surreale e un po’ casereccia: ci sono libri da leggere, una gallina, un velodromo da costruire, le balere della romagna, qualche battuta in dialetto , lampadine che si fulminano col pensiero, corsi di inglese, corsi di flamenco, scambi di persona, mostre di quadri, un po’ di amarezza, computer da usare con i guanti di gomma, le note biascicate di una canzone di Capossela, citazioni cinematografiche e narrative…. insomma una commistione favolosa.
Non me ne rendo nemmeno conto e “Agata e la tempesta” è già entrato di diritto tra i migliori dieci film che abbia mai visto: c’è una originalità spettacolare impiantata nelle rustiche radici padane, ci sono sogni semplici, zero effetti speciali eppure tratti  visionari senza trascendere mai, ti fa sorridere ma ti fa pensare.
Vorrei raccontare qualcosa di più ma rischio di far perdere il gusto del film a chi lo volesse vedere.
VOTO: 9,5
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categoria:film
lunedì, 26 marzo 2007
comedio
AMMONITO AMMANITI
 
 
Dopo aver letto  “Come Dio comanda” di Ammaniti mi è rimasto appeso tra i pensieri un grosso punto interrogativo.
Il libro non mi ha entusiasmato nelle pagine iniziali, mi ha coinvolto quando la storia è entrata nel vivo e mi ha deluso nel finale.
Solitamente sono un estimatore dei romanzi  che hanno un epilogo che si presta a diverse interpretazioni ma  in questo caso ho avuto  l’impressione che le ultime pagine fossero un po’ tirate via e non ho avvertito la sensazione di un finale volutamente celato.
L’ironia visionaria dell’Ammaniti di “Fango” aveva già dato segni di cedimento negli ultimi romanzi  ed infatti anche in quest’ultimo lavoro lo scrittore  abbandona le storie semifantastiche per calarsi nella cruda realtà .
“Come Dio Comanda” sembra una miscela tra i romanzi precedenti: il protagonista infatti è un ragazzino così come in “Io non ho paura”, il paese di provincia in cui si svolge la vicenda ricorda vagamente l’Ischiano Scalo di  “Ti prendo e ti porto via”, i personaggi principali sono  falliti e disadattati così come in moltri altri scritti dell'autore.
Durante la lettura si avverte un cinismo esasperato che crea quasi un senso di ansia e di nausea, il linguaggio è a tratti spiccatamente volgare e crudo , il sarcasmo tipico di Ammaniti sembra essere celato sotto una pesante patina grottesca e violenta che avvolge l’intero romanzo.
Di certo la trama è scorrevole, è il tipico libro che si può leggere tutto d’un fiato senza particolari traumi, però non ho trovato quel qualcosa in più che mi aspettavo  dopo aver letto diverse recensioni lusinghiere. Cartellino giallo per Ammaniti.
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categoria:libri, ammaniti
martedì, 20 marzo 2007
Cure2000THE CURE
 
Perchè dedicare un post ai Cure? Perchè chi non li conosce dovrebbe, per far capire che si può far musica eccelsa anche utilizzando quattro accordi, perchè non è indispensabile avere le doti vocali di Freddy Mercury.
Ascolti "Boys don't cry" e ti rendi conto che il brano è di una semplicità estrema, che il giro di chitarra è volutamente banale, che la batteria è sempre "pari", che il cantante non è poi un gran fenomeno....eppure c'è qualcosa che ti sconvolge e ti coinvolge....è un brano magico.
Ti sembra che le note sprigionino spensieratezza ed invece avverti un sottofondo cupo e dolente e ti viene voglia di riascoltarlo all'infinito.
Ci sono pezzi che entrano ed escono dalla scaletta del nostro gruppo ma non toccate "Boys don't cry", non ti stanchi mai di suonarlo e di farlo ascoltare!
Non siete ancora entrati nell'ottica Cure?
Mettete su "In between days", magari nella versione acustica; ti rendi conto che due note ripetute al pianoforte sopra un bel tappetone di chitarre acustiche hanno già fatto il miracolo, poi c'è il buon vecchio Robert Smith che comincia a cantare e sembra che abbia un nodo in gola che non va nè su nè giù e il pezzo diventa sofferto...non te ne accorgi nemmeno e la canzone si è già trasformata in capolavoro.Non vi basta ancora?
Ascolti "Friday i'm in love" e misteriosamente ti accorgi che è già parte integrante della tua playlist e del tuo immaginario....immaginary boy!!!
Come sia successo nessuno lo sa eppure è già lì tra le tue canzoni preferite.
Spesso i Cure vengono accumunati a Joy Division, a Bauhaus e altri gruppi dark d'annata, a mio modesto parere c'è una gran bella differenza: nei Cure c'è molto di più, c'è qualcosa di più elettrico, di più eclettico, di inquieto ma a tratti spensierato, c'è molto Bowie e un po' di Tim Burton....insomma ascoltateli almeno una volta nella vita.
 
Dichiarazione di Lol (ex componente dei Cure)
"Dopo il concerto, ho vagato fino al camerino dei Generation X
per trovare un bagno ma qualcuno alla porta ha detto che non potevo entrare.
Io ero disperato così lo ho ignorato e sono andato dentro
e c'era Billy Idol in piedi contro l'orinatoio con una ragazza
in una posizione abbastanza compromettente. Lui mi ha fatto il suo famoso ghigno
ma io ho pensato 'Chissenefrega, io non me ne vado', così sono andato
vicino a lui e tirato fuori il mio pistolino.
Lui diceva solo 'Non essere nervoso, non essere nervoso'
e mi sono girato verso di lui e ho detto 'Ok Billy' e gli ho pisciato addosso!"
Curiosità tratta da Wikipedia  
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lunedì, 12 marzo 2007
imagesOCCHIALI
  
Il pesce pescato con le stelle filanti lascia una scia argentea che indica la strada da percorrere, la cimice distilla il nostro profumo , la talpa ci guarda negli occhi per scoprire il segreto sul fondo delle nostre pupille mentre il baritono, dopo i canti, assapora il dolce sapore del gesso.
 
“Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall'orbita e non voler ritornare”
Un ottico – F. De Andrè
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mercoledì, 07 marzo 2007
imagesABBIAMO VINTO IL FESTIVAL DI SANREMO!!!

Mi ricordo un lontano Festival di Sanremo quando gli Statuto tentavano di far ballare i rigidi spetattori del teatro Ariston con il loro brano "Abbiamo vinto il Festival di Sanremo".
Poi ci aveva provato Elio a scardinare le regole di Baudo con la "Terra dei cachi", quest'anno è stato il turno di Silvestri che, con "La paranza", ha cercato di togliere qualche ragnatela alla precostituita "Legge della canzone sanremese"; ma c'è poco da fare, chi la fa da padrone al Baudo Festival sono sempre gli acuti nasali di Al Bano, le artefatte movenze dell'artefatta Milva, le geriatriche canzoni di Johnny Dorelli, la solita canzonaccia inascoltabile dei Bella (che si incavolano pure quando una giuria di manica larga gli appioppa un 6).
Stavolta hanno perfino tirato fuori Piero Mazzocchetti, sconosciuto cantante dalle indubbie doti canore che ha sfoderato la tipica nenia sanremese ed è arrivato al podio.
Volete sapere le note positive di Sanremo 2007? Gli ospiti stranieri dell'ultima serata erano di primissima (vedi Mika e la Stone),  il duetto Amalia Gre e Mario Biondi ha regalato uno sprazzo di ottima musica, Nada è tornata all'Ariston con un pezzo decisamente originale, Cristicchi ha dimostrato di non essere poi così banale, ma la notizia più confortante del Festival è che i bofonchiatori-sussurratori Zero Assoluto non sono arrivati tra i primi tre.
I restanti cantanti in gara non hanno stimolato particolarmente il mio interesse, Pino Mango ha fatto il tipico pezzo alla Pino Mango (con una leggera svolta rock e chi ha ascoltato la Gialappa's ha già capito), Meneguzzi ha cantato il tipico brano alla Meneguzzi, Tosca voleva stupire ed invece si è stupita di non essere tra i primi (probabilmente la sua antipatia l'ha relegata nelle posizioni di rincalzo), Leda Battisti l'ho rimossa dalla mente, mentre c'erano i Facchinetti ho cambiato canale dall'entusiasmo, tra i Paolo
Rossi preferisco il calciatore.
Sulla conduzione nulla da eccepire, la Hunziker è sempre spigliata e anche un gran bel vedere e Pippo Baudo è sempre un guru, dittatore indiscusso del Festival ha spaziato in tutti i campi del SUO sapere, ha selezionato le canzoni, ha palpato tutte le ospiti femminili che sono capitate sul palco, ha tagliato le gomme a Zucchero che l'aveva criticato, ha fatto persino gli spot pubblicitari...mastodontico!!!


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categoria:musica
venerdì, 02 marzo 2007
Senza-titolo-1
YELLOW BOLOGNA (ovvero un giallo)
Chiuse piano il baule della Station Wagon.
Era un bell’uomo alto sulla quarantina con i capelli leggermente brizzolati, le mani grandi , i pettorali pronunciati e le braccia muscolose.
Per un uomo della sua stazza era stato davvero semplice caricare in macchina il cadavere.
La campagna intorno, che aveva assistito muta e indifferente all’omicidio, continuava a crogiolarsi al sole di un torrido giorno di agosto come se nulla fosse successo.
Salì in macchina, chiuse piano lo sportello lato guida, girò la chiave e partì lentamente per non lasciare sull’erba alcuna traccia dell’auto.
Mentre guidava tra le buche di quel viottolo di campagna, guardava insistentemente lo specchietto retrovisore come se temesse che il cadavere potesse in qualche maniera rotolare fuori dal baule in uno di quei sobbalzi.
Era da un mese che non pioveva e gli alberi di vite ai lati del sentiero sembravano chinati in preghiera a chiedere pioggia dal cielo.
Quando giunse all’incrocio con la strada asfaltata che portava a Budrio guardò diligentemente da entrambi i lati e si immise sulla carreggiata con una manovra lenta.
La provinciale era deserta, poca gente aveva voglia di viaggiare con quel caldo; alcuni rintanati in mutande nelle loro case con i condizionatori al massimo altri a bagno in piscina a difendere un piccolo ritaglio di vasca.
Il Sabato Pomeriggio di un soffocante mese di Agosto era un giorno perfetto per uccidere un uomo.
Il macero distava circa sette chilometri e in pochi minuti l’avrebbe raggiunto e lì si sarebbe sbarazzato del corpo.
La radio accesa trasmetteva una canzone italiana melodica e mielosa che rendeva ancora più insopportabile l’afa.
Il contachilometri segnava gli ottanta, il termometro sul cruscotto mostrava trenta gradi, la mano sul cambio era leggermente sudata, lo sguardo impassibile.
Alle volte, quando rimaneva in casa da solo, si metteva sdraiato sul divano a luce spenta e si chiedeva perchè la sua vita era solo un susseguirsi di guai.
In fondo non si riteneva un uomo cattivo, amava sua moglie e i suoi difetti, aveva sempre dato una mano agli amici in difficoltà, i soldi non mancavano, era in buona salute…ma erano quelle mani spesse e nervose che avevano creato i problemi, anche per il più futile dei motivi si stringevano a pugno e colpivano qualsiasi cosa: volti, porte chiuse, muri.
Mise la freccia e svoltò per una via secondaria che terminava con uno stradina ghiaiata e polverosa dalla quale saliva una nebbiolina incolore causata dalla gran afa.
Quando l’auto imboccò il sentiero sterrato l’uomo rallentò vistosamente scalando le marce ma la polvere grigiastra si sollevò ugualmente.
Si fermò dopo circa cinquecento metri lasciando la macchina in moto, scese e si guardò intorno.
Non c’era nessuno.
Il macero distava circa dieci metri dal viottolo polveroso, ora doveva agire in fretta.
Risalì al posto di guida, spense il motore e prese un paio di guanti incastrati tra i due sedili.
In quell’istante sua moglie iniziò a singhiozzare.
La guardò cupo.
-          Cosa piangi? Sei stata tu a volere che finisse così! –
-          …tu l’hai ucciso… – sussurrò isterica
Le labbra rosa di lei erano velate da lacrime dense e salate che scendevano copiose dagli azzurri occhi spenti.
Le mani si stringevano l’un l’altra appoggiate sopra le cosce.
Il sedile della Focus Station Wagon che avvolgeva la donna non si confaceva alle sue esili fattezze.
Lui saltò fuori dalla macchina e si infilò i guanti.
Aprì il baule e vide un omino rannicchiato che con gli occhi chiusi e le mani sotto il petto, pareva che dormisse.
Il sangue che usciva dal lato del ventre era appena un rivolo.
Anche lei scese dalla macchina e si trascinò fino al baule singhiozzando.
-          …tu l’hai ucciso… – gemeva e le sue guance paonazze sembravano poter esplodere da un momento all’altro.
-          Smettila di fare del casino e torna in macchina –
Lei si attaccò al suo braccio e si lasciò cadere per terra strisciando con le ginocchia sui sassi .
La spinse via con un calcio ma le sue mani parevano incollate ai suoi bicipiti.
-          Vattene in macchina ! –
Singhiozzava, il volto era stravolto, le lacrime continuavano a scivolare sulle guance violacee.
Le mani stringevano con tutta la loro forza il braccio del marito che la spintonava col gomito nel tentativo di allontanarla.
Lei cadde a terra ma non smise di borbottare parole umide e incomprensibili.
Lui prese il cadavere agilmente, lo rigirò e quel piccolo uomo senza vita sembrava un bambino addormentato tra le braccia del padre.
Anna si attaccò ad una gamba del cadavere stretto tra gli avambracci muscolosi del marito.
Faticava a sorreggere contemporaneamente il cadavere e la donna avvinghiata.
Cercò di calciarla via ma non ci riuscì; rimaneva appesa al polpaccio del cadavere e a vederla da lontano pareva una bambina stanca e isterica avvinghiata alla gamba del fratellino in braccio al papà.
Ma la realtà voleva che quella gamba appartenesse ad un corpo senza vita tra le braccia di un energumeno con il quale aveva passato dodici anni della sua vita.
L’uomo ora era teso.
Lasciò cadere il cadavere e strinse la mano sul collo della donna finchè il viso paonazzo di lei divenne quasi nero e i suoi gemiti rimasero echi strozzati.
Quando l’ispettore Fantini esaminò i cadaveri di un uomo minuto e di un’esile donna ritrovati in un macero vicino a Budrio vicino a lui c’era un uomo alto, robusto,brizzolato sulla quarantina che singhiozzava “Ho ucciso solo per lei, solo per lei”.
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categoria:racconto