ACID BLUE
Il movimento del tunnel continua imperterrito: più che in mezzo ad un maremoto sembra di essere in una culla, mosso da sapienti braccia paterne.
All'odore acre di inchiostro non faccio più caso.
In alto lassù c'è un buco.
Non passerò mai per di là ma di certo potrò guardare fuori con più nitidezza.
Salto e risalto per raggiungerlo ma ora è più difficile salire, troppa aria, poco liquido...continuo arrancando fino alla vetta.
Guardo fuori dal foro.
Non riesco a distinguere ancora con chiarezza, il bianco sembra un pavimento di marmo antico, il rosa mi spaventa, il marrone è identico a quello della scrivania di casa mia.
Deglutisco, guardo di nuovo fuori per un'ulteriore conferma e non ho più dubbi.
Non grido... freddo e paura, non riesco a chiudere le palpebre più di così. Non passa nemmeno un minuto e riapro gli occhi perché lì di fianco a me deve esserci il materasso e mia moglie che dorme e sulla destra il comodino, il quaderno con gli appunti, la lampada alogena blu e magari un bicchier d'acqua.
Il dolce movimento tondo mi sembra infernale, riguardo fuori e avverto ancora il senso di impotente paura e vorrei dormire ma non riesco.
Mi giro e mi rigiro non so cosa accadrà ora, sono in trappola...la fantasia mi fa tremare.
Il barbuto personaggio là fuori continua a scrivere e io nuoto nell'inchiostro della sua biro, continua a fare "O" e "A" a raffica non sapendo che ad ogni tratto io ruoto e anelo nel blu della sua penna; comincio la mia risalita verso la luce e mi riporto sul forellino per vedere fuori e mi impressiono nel sapere che lui non sa che c'è un uomo che fino a due minuti fa era convinto di essere su una giostra del luna park, non sa di essere il mio Gulliver , non lo presume nemmeno, non batte ciglio, e corruga la fronte per concentrarsi su quel foglio ormai mezzo pieno di tondeggianti parole, idromassaggio per il lillipuziano sottoscritto.
Non posso impazzire, devo reagire e uscire...riguardo fuori e il vecchio barbuto sosia di Hemingway sembra tranquillo ...giuro che incontrandolo dal vivo mi darebbe senz'altro l'impressione di essere una persona rassicurante.
Davanti al foglio bianco c'è un libro aperto, il mio custode non sembra stia copiando nulla dal libro, ma appare concentrato a scrivere i suoi pensieri.
Sento uno scalpello puntato in gola nel pensare che potrei essere ingoiato dal gigante e sopravvivere magari dentro la sua bocca, scivolando avanti e indietro sulla sua lingua cercando di non essere schiacciato contro il palato.
Comincio a vaneggiare e la paura mi aumenta a dismisura la fantasia .
Eppure quell'uomo rassicura.
Comincio a fremere perché forse la paura sta salendo ... ma non è per niente reale come sensazione.
Le parole cominciano a sgorgare dalla mia mente senza controllo, generate da una invisibile stampante a neuroni insita nel mio cranio.
Leggo successioni di frasi ma non sono i miei pensieri, sono parole che lente scorrono incessanti nella mia mente....e non ho paura.
Niente mi sconvolge ed è questo che mi fa pensare .... ma in realtà cosa penso se nemmeno più i pensieri sono miei?
"Così sbadatamente questi pensieri corrono incessanti senza dare respiro alla mia vita.
Lui non c'è quasi più, il vento non lo ha ancora portato con se in cielo.
Il grigio dell'asfalto è l'ultimo suo ricordo.
Sorrideva sempre, anche tra i miei pensieri sorrideva e sorride ora in ospedale in un bianco di letto, in una stanza bianca, con al suo fianco un letto bianco vuoto.
La mente bianca, gli occhi chiusi la bocca sorridente quasi a mostrare la gioia passata.... dottori in camice bianco che parlano dispiaciuti di una difficile ripresa dal coma e io qui a scrivere di niente, senza la forza di piangere.
Quel pezzo di giornale a sbranare ogni sentimento descrivendo minuziosamente le operazioni di estrazione dall'auto e le foto del platano schiacciato sulla lamiera.
Ventiquattro anni spesi per crescere e in un secondo il tempo si è fermato per tutti, per farmi invecchiare più in fretta, per farmi morire dal dolore, per miliardi di se e di ma che si dipingono sul volto di mio figlio in coma all'ospedale, minime le speranze.
Lottare , lotterò con ogni mia forza per rivederlo lì a costruire i suoi anni , perché deve ritornare sorridente e vorrei soffrire tutti gli anni che mi restano da vivere per vederlo com'era."
Chiare parole che leggo senza sapere come, fuori dal controllo del cervello, assorbo immagini e sensazioni da fogli invisibili che la mia mente non ha mai scritto.
Sono muto e posso solo leggere il dolore di queste parole e soffrire di questo dolore.... ipnotizzato.
Giro cullato da tonde parole di sconforto,sto leggendo con nitidezza nella mente del possessore di una comune biro blu.