mercoledì, 22 novembre 2006

imagesEMOTIONAL BREATH

L'aria di ogni giorno è più respirabile. E' come se l'odore di asfalto che impregnava le mie narici si Fosse dissolto nei tuoi occhi.
Le vene si aprono e il mediocre scrittore paesano libera le emozioni perchè sono troppo forti e tenerle chiuse in un pugno nel petto sarebbe dannoso.
Le dita scivolano leggere sui tasti della tastiera del computer e dell'antico odore di inchiostro resta ben poco, ma nella scenografia del mio mondo tecnologico i sentimenti rimangono puri e salgono sul palcoscenico; iniziano una danza che ha i sapori di una festa paesana, i colori dei girasoli e le note aggressive della Gibson Diavoletto.
Proprio lì io voglio rimanere con la follia di un istante tra le mani e la guancia ancora umida da un tuo bacio improvviso.

 

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lunedì, 20 novembre 2006

imagesTRADITO DA UN LIBRO

Comincio a leggere "Meno di zero" di Ellis, le prime pagine
mi incuriosiscono, sembra una trama dura ma decisamente
scorrevole e intrigante.
Si parla della vita del giovane protagonista e dei suoi amici
risucchiati in un vortice di droga, eccessi e smodata ricchezza.
La trama mi coinvolge,  divoro pagine su pagine, arrivo alla pagina
numero 60 e mi blocco.
Il foglio successivo riporta in alto a destra il numero di pagina 29.
Mi accorgo che non è un trascurabile errore nella numerazione ma
è un micidiale errore di stampa che non mi consente di portare a termine
la lettura del libro; l'erronea pagina 29, già letta poco prima, è seguita
dalla 30, dalla 31 e così via fino a giungere ad una nuova pagina 60 che
procede con un'altra pagina 29...insomma...stralci di libro che si
ripetono in continuazione fino alla fine del libro.
Decido di mandare una mail alla casa editrice Einaudi informandoli
dell'errore e chiedendo se esiste la possibilità di avere una copia stampata
correttamente.
A distanza di una settimana non ho ricevuto nessuna risposta....
non ne faccio un dramma,anche se credo che una cortese risposta da parte
della Einaudi fosse il minimo.

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categoria:libri
giovedì, 09 novembre 2006

images

QUADRETTI 2006

Tengo acceso il silenzio
e spente le luci,
quelle che danno sul cortile interno.
Avevi le tue mani davanti ai miei occhi
e un lampo ha rischiarato
la ghiaia fine, le rose, i miei pantaloni
a quadri stesi al sole.
Un attimo che è già indelebile ricordo.
Ho tolto le tue mani dal mio sguardo
dimenticando in tasca la gentilezza
costringendo i sentimenti in una botte
troppo piccola.

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mercoledì, 08 novembre 2006

Senza-titolo-1ACID BLUE

Il movimento del tunnel continua imperterrito: più che in mezzo ad un maremoto sembra di essere in una culla, mosso da sapienti braccia paterne.
All'odore acre di inchiostro non faccio più caso.
In alto lassù c'è un buco.
Non passerò mai per di là ma di certo potrò guardare fuori con più nitidezza.
Salto e risalto per raggiungerlo ma ora è più difficile salire, troppa aria, poco liquido...continuo arrancando fino alla vetta.
Guardo fuori dal foro.
Non riesco a distinguere ancora con chiarezza, il bianco sembra un pavimento di marmo antico, il rosa mi spaventa, il marrone è identico a quello della scrivania di casa mia.
Deglutisco, guardo di nuovo fuori per un'ulteriore conferma e non ho più dubbi.
Non grido... freddo e paura, non riesco a chiudere le palpebre più di così. Non passa nemmeno un minuto e riapro gli occhi perché lì di fianco a me deve esserci il materasso e mia moglie che dorme e sulla destra il comodino, il quaderno con gli appunti, la lampada alogena blu e magari un bicchier d'acqua.
Il dolce movimento tondo mi sembra infernale, riguardo fuori e avverto ancora il senso di impotente paura  e vorrei dormire ma non riesco.
Mi giro e mi rigiro non so cosa accadrà ora, sono in trappola...la fantasia mi fa tremare.
Il barbuto personaggio là  fuori continua a scrivere e io nuoto nell'inchiostro della sua biro, continua a fare "O" e "A" a raffica non sapendo che ad ogni tratto io ruoto e anelo nel blu della sua penna; comincio la mia risalita verso la luce e mi riporto sul forellino per vedere fuori e mi impressiono nel sapere che lui non sa che c'è un uomo che fino a due minuti fa era convinto di essere su una giostra del luna park, non sa di essere il mio Gulliver , non lo presume nemmeno, non batte ciglio, e corruga la fronte per concentrarsi su quel foglio ormai mezzo pieno di tondeggianti parole,  idromassaggio per il lillipuziano sottoscritto.
Non posso impazzire, devo reagire e uscire...riguardo fuori e il vecchio barbuto sosia di Hemingway sembra tranquillo ...giuro che incontrandolo dal vivo mi darebbe senz'altro l'impressione di essere una persona rassicurante.
Davanti al foglio bianco c'è un libro aperto, il mio custode non sembra stia copiando nulla dal libro, ma appare concentrato a scrivere i suoi pensieri.
Sento uno scalpello puntato in gola nel pensare che potrei essere ingoiato dal gigante e sopravvivere magari dentro la sua bocca, scivolando avanti e indietro sulla sua lingua cercando di non essere schiacciato contro il palato.
Comincio a vaneggiare e la paura mi aumenta a dismisura la fantasia .
Eppure quell'uomo rassicura.
Comincio a fremere perché forse la paura sta salendo ... ma non è per niente reale come sensazione. 
Le parole cominciano a sgorgare dalla mia mente senza controllo, generate da una invisibile stampante a neuroni insita nel mio cranio.
Leggo successioni di frasi ma non sono i miei pensieri, sono parole che lente scorrono incessanti nella mia mente....e non ho paura.
Niente mi sconvolge ed è questo che mi fa pensare .... ma in realtà cosa penso se nemmeno più i pensieri sono miei?

"Così sbadatamente questi pensieri corrono incessanti senza dare respiro alla mia vita.
Lui non c'è quasi più, il vento non lo ha ancora portato con se in cielo.
Il grigio dell'asfalto è l'ultimo suo ricordo.
Sorrideva sempre, anche tra i miei pensieri sorrideva e sorride ora in ospedale in un bianco di letto, in una stanza bianca, con al suo fianco un letto bianco vuoto.
La mente bianca, gli occhi chiusi la bocca sorridente quasi a mostrare la gioia passata.... dottori in camice bianco che parlano dispiaciuti di una difficile ripresa dal coma e io qui a scrivere di niente, senza la forza di piangere.
Quel pezzo di giornale a sbranare ogni sentimento descrivendo minuziosamente le operazioni di estrazione dall'auto e le foto del platano schiacciato sulla lamiera.
Ventiquattro anni spesi per crescere e in un secondo il tempo si è fermato per tutti, per farmi invecchiare più in fretta, per farmi morire dal dolore, per miliardi di se e di ma che si dipingono sul volto di mio figlio in coma all'ospedale, minime le speranze.
Lottare , lotterò con ogni mia forza per rivederlo lì a costruire i suoi anni , perché deve ritornare sorridente e vorrei soffrire tutti gli anni che mi restano da vivere per vederlo com'era."


Chiare parole che leggo senza sapere come, fuori dal controllo del cervello, assorbo immagini e sensazioni da fogli invisibili che la mia mente non ha mai scritto. 
Sono muto e  posso solo leggere il dolore di queste parole e soffrire di questo dolore.... ipnotizzato.
Giro cullato da tonde parole di sconforto,sto leggendo con nitidezza nella mente del possessore di una comune biro blu.

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categoria:racconto
lunedì, 06 novembre 2006

imagesNON SIAMO MICA GLI AMERICANI

I personaggi con i nomi americani li usavo nei temi che scrivevo alle medie quando mi chiedevano di inventare storie da romanzo giallo.
Erano sempre le solite città a fare da sfondo alla vicenda: Seattle, New York, Boston.
Credevo che l'assassino fosse meno cattivo se si fosse chiamato Luca, Fabio, Andrea, forse dentro al nome Jack c'era più mistero e cattiveria, forse il nome americano non lo riuscivo ad associare a nessuno se non ad un serial killer visto in tv.
Poi sono passati gli anni e la visione dell'America è diventata monotona e stereotipata come quei film hollywoodiani catastrofici con alieni che ci vogliono distruggere mentre i meteoriti sono sulla stessa rotta della terra e i maremoti stanno per spazzare mezzo globo.
L'esaltazione per gli effetti speciali è passata da un pezzo, li americani li adoravo quando avevo quindici anni, adesso adoro rimanere fuori dal bar a ridere alle battute in dialetto dei miei amici più genuini oppure tra gli artisti rustici di perifieria come in un film di Virzì dove il colpo di scena non arriva mai.
Il mio posto è qui nella schiettezza provinciale delle cene in agriturismo e nelle feste improvvisate nelle case coloniche di campagna, non ci saranno cannoni che sparano coriandoli ma un senso intimo e profondo di libertà e semplicità che è difficile da descrivere.....e mi viene da dire
perfortuna che non siamo mica glia mericani.

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