PER CHI MI VUOL BENE
PER CHI MI VUOL BENE
PER CHI MI VUOL BENE
DA NONANTOLA AL FESTIVALBAR
AFANICK HORNBY SENZA COMMENTO
"Per me fare una cassetta è un po' come scrivere una lettera e ci tenevo che venisse fuori un buon nastro.. Registrare una compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile.Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l'attenzione, poi devi alzare un filino il tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera e musica bianca.....beh ci sono un sacco di regole. Così sudai sette camicie componendo questa cassetta qua, e da qualche parte per casa devo avere ancora un paio di nastri di prova, prototipi eliminati."
Tratto da "Alta fedeltà" di Nick Hornby
DE GREGORI IN PIAZZA GRANDE
Maglietta poco vistosa, barba incolta, chitarra acustica
a tracolla: De Gregori si presenta nella sua solita maniera.
Poche formalità, poche chiacchiere e molte canzoni.
Si parte dai successi più recenti per culminare verso metà concerto
con i brani che lo hanno reso celebre.
Il pubblico numeroso stipato nella bollente Piazza Grande inizialmente
applaude composto poi inizia ad acclamare il cantautore mentre
propone i suoi cavalli di battaglia.
Inizia con "La leva calcistica del '68" per passare poi a "Niente da
capire", "Generale", "Titanic" ma l'apice del concerto viene raggiunto
con "La donna cannone".
Questo brano capolavoro viene proposto in una versione molto fedele
all'originale con pianoforte, voce e poco altro.
L'interpretazione di De Gregori è da brividi, sinceramente non mi
aspettavo che eseguisse questo pezzo con così tanto pthos e bravura.
Le parole di "La donna cannone" sono da pelle d'oca, l'atmosfera è surreale
col pubblico in silenzio e gli accendini alzati, le emozioni corrono, gli
innamorati si stringono gli uni agli altri, io stringo in mano la mia birretta
rimanendo in posizione defilata.
Il concerto poi esplode con l'entusiasmo degli spettatori per brani un po' più
movimentati come "Il bandito e il campione" e "Pezzi" fino ad una rivisitazione
rock di "Buonantte Fiorellino" che mi ha destato non poche perplessità.
Poi arriva "Bufalo Bill", una delle mie canzoni preferite che canto dalla prima
all'ultima parola.
Tirando le somme un concerto che riconferma per l'ennesima volta De Gregori come
il miglior "paroliere" italiano.
"E tu lo sai che io lo so e quello che non so lo so cantare.
Lo vedi tu com'è... come si deve fare.
Precisamente e solamente, battere e levare.
Vedo cadere questa stella e non so più cosa desiderare.
Lo vedi, siamo come cani. Di fronte al mare."
POLVERE
REPLAY
Le lancette che girano alla rovescio
per passare di nuovo dove erano già state
cambiano gli attori e gli umori
ma allo stesso modo perdo attimi.
La voce grave nonostante il miele
un sentimento appeso al cornicione
oscilla nelle parole che non leggerai
e nella scarna convinzione di cambiar percezione.
Oggi stringo dolce tra le mani un piccolo regalo
pensando ad un altro silenzio.
SULLE RIVE DEL LAGO
L’URLO AZZURRO
Mondiali 2006: l’Italia lascia le giocate di classe fuori dal campo e mette in gioco la grinta e il sudore dei calciatori meno conosciuti che corrono per 120 minuti su ogni pallone.
Alla nazionale delle finezze e delle veline subentra quella dei giocatori-lottatori che non ti sfoderano il “cucchiaio” ma che ti vincono il Mondiale senza sbagliare nemmeno un calcio di rigore
nella roulette finale dei tiri dal dischetto.
Il penalty decisivo lo batte Grosso, che qualche anno fa giocava in serie C, il gol del pareggio nella finale lo segna Materazzi, sempre criticato per il gioco rude e i suoi lanci non sempre precisi, Gattuso e Cannavaro non sono di certo leziosi nei tocchi ma l’energia e la grinta che sprigionano fruttano più delle giocate di Zidane e dei colpi di tacco dei brasiliani.
L’Italia con la maglia madida di sudore porta a casa il quarto mondiale spazzando via, oltre agli avversari, anche le critiche spietate della stampa estera e il pesante fardello della situazione calcistica in Italia dopo le intercettazioni telefoniche di Moggi & Co.
Il cupo Beckenbauer dopo aver sparato a zero sul calcio italiano si vede costretto a consegnare agli azzurri il trofeo calcistico più ambito, mentre la stampa tedesca deve recedere sulle ultime dichiarazioni che definivano i giocatori italiani come dei pizzaioli, mentre
L’Italia è campione del mondo e in una sera che passerà alla storia i pensieri quotidiani sono spazzati via dall’urlo azzurro che parte dai divani trepidanti davanti alla tv, si spande per tutte le strade del paese, si ingigantisce nelle piazze di tutte le città e si confonde tra il tripudio di bandiere, i suoni dei clacson e i fuochi d’artificio fino alle prime ore dell’alba.
Arriva il lunedì e basta accendere il televisore per vedere a qualsiasi ora, su qualsiasi rete l’ultimo rigore che ci ha regalato il sogno mentre l’immagine di Cannavaro con la coppa alzata è già storia.