giovedì, 27 aprile 2006
MOLTHENI MOLTHENI
 
Come al solito l’arrivo dell’estate porterà alla ribalta qualche gruppo italiano che con una canzonetta orecchiabile girerà tutti i festival pop italiani.
Velocemente un ritornello estivo ci entrerà nelle orecchie e altrettanto rapidamente scomparirà nel nulla con l’arrivo delle prime piogge.
Prima ancora che le nostre orecchie siano pervase da tormentoni estivi mi piacerebbe segnalare un artista davvero interessante che pian piano sta cercando di riemergere nel panorama musicale dopo diversi anni di silenzi: Moltheni.
Dopo due album a dir poco stupendi ovvero “Natura in Replay” e “Fiducia nel nulla migliore”, da più di un anno il musicista marchigiano è in giro per presentare l’ultimo cd  “Splendore Terrore” e sembra che l'uscita di un nuovo lavoro sia imminente.
Dopo il primo ascolto, le canzoni di Moltheni sembravano destinate a rimanere relegate in un angolo insieme ad altri centinaia di cd dimenticati ed invece più le ascolto e più restano intoccabili nella mia personale playlist.
I testi sempre ricercati che galleggiano su interessanti melodie rockeggianti lasciano un’impronta e si prestano a varie letture e a nuovi riascolti.
Fa davvero piacere sapere che qualche artista interessante tenti di tornare alla ribalta.
Vale davvero spendere qualche parola di elogio per questo musicista innovativo con la speranza che la vera musica possa riemergere per quel che vale scalzando prepotentemente la mediocrità delle solite canzoni commercializzate dalle radio e dalle majors.
 
Non è per me un dolce amabile cappietto
che risponde a ogni domanda che mi pongo
mentre ti guardo noto
che il tuo equilibrio cade in fondo
ad un nero caffè
che fingi di dovere
bere in fretta prima che
io ti riveli che ti ho dentro
come un fuoco che odio
ma che non spengo
ma quanto amore dai?
 
Tratto da "E Poi Vienimi A Dire Che Questo Amore Non E’grande Come Tutto Il Cielo Sopra Di Noi" - Moltheni
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categoria:musica
giovedì, 20 aprile 2006
Senza-titolo-1
CONFESSIONI DI UN IMPIEGATO QUARANTENNE
 
Sembra tutto passato ma c’è’ un vuoto che non dovrebbe esistere se tutto andasse normalmente.
Eppure non è successo nulla di ambiguo o anormale.
Ho chiuso i libri, ho spento il mio PC e mi sono avviato verso l’uscita controllando che tutte le finestre fossero ben chiuse; era successo tempo fa che un acquazzone estivo avesse lavato con impeto animalesco lo stabile in cui era sito il mio ufficio e dalle mie due finestre l’acqua fosse entrata sublime e precisa senza perdonare la mia dimenticanza: aver lasciato i fogli sparsi sulla scrivania.
Così dopo quel giorno di fogli asciugati con l’anima in collera per l’impossibilità di recuperare alcuni documenti, l’occhio correva ogni sera verso le finestre.
Era l’ultimo giorno di lavoro prima del week-end e tutto sembrava normale eppure un’ora dopo mi sarei trovato seduto sul letto di casa, vuoto, dopo essermi ingozzato di salsiccia e patatine.
Uscito dall’ufficio non avevo incontrato nessuno per le scale e nessuno alla porta che dava sul cortile interno.
Nessun contatto umano….eppure, appena fuori, nel vialetto, continuavo a voltarmi convinto che qualcuno stesse per uscire.
Erano le 18.00 e gli uffici si svuotavano veloci.
Qualche attimo dopo la bella commercialista dell’ultimo piano mi seguiva, circa 15 passi dietro, decisa a raggiungermi e superarmi nel più breve tempo possibile per guadagnare ogni secondo del week end che stava per cominciare.
Sembrava felice.
Mi saluta e passa; il mio passo lento non è casuale, non mi interessa lei, vorrei aspettare trenta secondi in più, fermarmi per attendere qualche altro fuggitivo delle 18.00.
Lei spinge la porta a vetri poco dopo il mio pensiero e io ho l’occhio pronto per vederle il lembo della camicia azzurra senza guardarne per intero la figura.
Rallento il passo…voglio che mi raggiunga.
Voltatevi e guardate a 50 metri di distanza una manica di camicia e una mano per un tempo di 1,5 secondi, poi rigiratevi.
Se quella persona passa tra i vostri pensieri la riconoscerete subito.
L’ho guardata negli occhi circa un secondo nell’ultima settimana di incontri per le scale e all’uscita.
Non l’aspettavo, ma se aprendo la porta di uscita la vedevo avanti a me acceleravo il passo altrimenti il vialetto era una lunga sala d’attesa e l’attesa era lunga ma senza destare sospetti.
Una mano per qualche migliaia di millisecondi e mi era bastata per calcolare la distanza tra il mio e il suo corpo.
Il suo profumo si avvicinava, ovviamente non avvertivo nulla ma sniffavo l’aria ugualmente.
Ero all’ingresso del parcheggio e visto che lei aveva sempre le scarpe di gomma era difficile avvertire i passi.
Erano scarpe poco eleganti , per quello mi piacevano, perché toglievano al suo look pulito e fine l’aria della donna manager che tutte le altre sfoggiavano fiere.
A pensarci adesso non direi di aver passato con lei gli ultimi 15 anni della mia vita.
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domenica, 16 aprile 2006
images
MARE INEDITO
 
Un suono così vicino da trascinarmi via
negli occhi attenti di un mare inedito
che sorride costante alla gioia di un ballo.
Poi stanca si riposa col fiato corto
di luna che ritira le maree
con lo sguardo così dolce da disperdere
granelli di sabbia dal mio corpo immobile.
Ho preso con cura un sacchetto di velluto
e ho raccolto l'attimo con maniacale attenzione
perchè l'essenza rimanesse immutata ed eterna.
Ora tra i ricordi vividi quell'attimo troneggia
con una bellezza che lega la gola prima di deglutire.
Nella realtà terrena di domani rimane solo il nome
di quella ragazza che non rivedrò.
 
Buona pasqua a tutti!
 
 
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mercoledì, 05 aprile 2006
 Senza-titolo-1UN LIBRO
-         Cosa stai cercando qui giù in cantina? –
-         Niente…è che mi è venuta in mente una cosa? –
La cantina era sempre stato il posto più ordinato della casa, le bottiglie di vino sistemate con cura nella scansia in legno, gli attrezzi riposti con precisione nella rastrelliera appesa al muro, le viti ordinate negli appositi cassettini, l’aspirapolvere dietro la porta e gli scatoloni impilati vicino al tavolo da lavoro.
Marco aveva aperto tre scatoloni, estraeva un libro dopo l’altro e lo riponeva sul pavimento.
- Se mi dici cosa stai cercando magari ti aiuto? –
-         Un libro….spero che non sia andato perso nel trasloco –
Col cutter aprì il quarto scatolone e iniziò a rovistare.
Prendeva in mano un volume dopo l’altro, leggeva il titolo, scuoteva la testa e lo posava sul pavimento.
-         Quale libro ? –
-         Non mi ricordo l’autore e il titolo ma parlava della storia d’amore di due ragazzi, ambientato in Russia fine ‘800 –
Quarto scatolone svuotato senza successo.
Da quando Marco teneva la barba incolta e i capelli lunghi sembrava invecchiato di dieci anni.
Era un mese che aveva spesso l’aria assente, passava le ore dopo il lavoro chiuso in camera sua,
diceva che stava scrivendo un articolo importante per il giornale.
La cosa non convinceva nessuno, di solito ci metteva una sera o al massimo due per scrivere un articolo, poi perché tanto mistero intorno al contenuto di questo scritto? perché d’improvviso vaghi e inspiegabili silenzi?
-         Di che colore è questo libro? –
-         Non mi ricordo….non credo che tu mi sia d’aiuto nella ricerca –
Lisa restò qualche secondo sulla porta a guardare il ragazzo che con enfasi lacerava il quinto scatolone, poi si allontanò senza pronunciar parola tenendosi stretta le braccia.
Negli ultimi giorni Marco rispondeva con una freddezza inusuale e Lisa sentiva le lacrime salire dentro, partivano attorcigliate dalla gola e poi su fino agli occhi per fermarsi lì con la paura di scendere sulle guance e sul mento.
Sparpagliati sul pavimento libri rilegati, volumetti tascabili, tomi da migliaia di pagine circondavano Marco che in ginocchio continuava a rovistare.
Pareva che i libri lo osservassero mentre scrollava il capo insoddisfatto delle ricerche.
Poi un libro parlò
-         Sono qui, apri la pagina 123 –
Era un libro giallo rilegato “Il signore del freddo” , raccolta di racconti di giovani autori scandinavi.
Marco lo prese e lo aprì.
Le poche parole scritte a pagina 123 recitavano “Ed improvvisamente si trovò in mano il sogno di una vita”.
Era l’ultima riga del racconto “Neve rossa” che narrava la storia d’amore di due ragazzi russi alla fine dell ’800.
Erano quelle le parole che cercava.
Corse in camera lasciando la luce accesa in cantina, il computer era già acceso, scrisse la frase e cominciò a rileggere dalla prima pagina.
Due ore dopo uscì dalla camera, andò in bagno, si fece la barba e la doccia.
Tornò in camera e prese i fogli impilati nel vano laterale della stampante, li sistemò insieme con una graffetta.
Finalmente aveva finito il suo primo libro.
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martedì, 04 aprile 2006

imagesPORTE BLINDATE

La chiave sta cadendo dal balcone del quinto piano.
Si perderà per sempre rimbalzando prima sul balcone sottostante, poi sul marciapiede
per finire precisa precisa nella fessura del tombino.
Poco male,la chiave non serve a nulla, non ho nessuna porta chiusa da aprire.
A dire il vero una porta ci sarebbe ma è meglio tenerla chiusa per non ricadere
nel passato cercando nuove soluzioni a vecchi problemi e spiegazioni dove
non ce ne sono.
Fuori un sole luminoso come da mesi non si vedeva mi richiama all'aperto,
mi infilo le scarpe da ginnastica e mi faccio dieci chilometri di corsetta.
Respiro nelle mie vene l'energia e di certo non la impiego per scardinare porte chiuse
ermeticamente.
Il bel tempo dovrebbe rimanere per qualche giorno, vale la pena prendere calce, mattoni e
tutto l'occorrente per costruire una casetta solida ma con ampie vetrate al posto delle
porte blindate.
L'aria primaverile tra i capelli è piacevole, continuo a correre con le cuffiette nelle
orecchie e i pensieri in circolo.
Guardo l'orologio, il tempo non è male per essere la prima vera corsetta all'aperto dopo
la pausa invernale.
Rientro in casa e nella bacheca condominiale leggo che è stata trovata una chiave sul marciapiede.
C'è anche un numero di telefono accanto.
Salgo le scale, non vedo l'ora di farmi una doccia calda.
 

"Nel momento più importante
in cui percepisco il tutto
mi riguardo mi comprendo
è determinante"
Moltheni - Equilibrio
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martedì, 04 aprile 2006
imagesROSENCRANTZ AND GUILDENSTERN ARE DEAD
 
Chi sono Rosencrantz e chi Guildenstern?
I due personaggi shakespeariani chiamati dal re per risolvere i dolori che turbano Amleto principe di Danimarca.
Tom Stoppard, in “ ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI “ decide di farli diventare protagonisti e rilegge parte dell’Amleto di Shakespeare dal punto di vista di due personaggi marginali.
Nasce così un film eccezionale che con sottile e pungente ironia ripercorre la vita di questi due ambigui individui comparsi dal nulla e spariti nel nulla senza reali motivi.
Le vicende spassose di questi maldestri consiglieri del principe presso il castello di Danimarca valgono il Leone d’oro a Venezia nel 1990.
Le interpretazioni magistrali di Tim Roth e Gary Oldman rendono sublime un film già capolavoro per le trovate comiche geniali e per i contenuti mai banali.
Ogni dettaglio non è lasciato al caso, l’ambiguità dei due indefiniti figuri shakespeariani crea situazioni paradossali tanto che fino alla fine del film non si riesce a stabilire chi è Rosencrantz e chi invece Guildenstern .
Ogni altro personaggio del film chiama i due prima con un nome poi con l’altro, persino loro vivono nell’indeterminatezza dei loro nomi e del loro ruolo. Si creano perciò improbabili dialoghi tra i due del tipo:
“Sei tu?”
“Non lo so”
“Sei tu”
I film è ricco di scene-cult davvero spassose come la “partita a tennis”  o l’involontario coinvolgimento dei protagonisti in situazioni anomale che richiamano precise leggi fisiche (mela che cade in testa, spinta di un corpo immerso in acqua, ecc.).
I dialoghi sono studiati nei minimi dettagli e pur differenziandosi da quelli dell’Amleto mantengono lo stile shakespeariano con un’ironia di fondo che rende il film molto godibile.
Il lungometraggio essendo una via di mezzo tra una commedia teatrale, un film storico, una parodia e un rifacimento dell’Amleto non è ben classificabile come genere cinematografico, anche per questo “ ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI “ è un film unico e imperdibile.
Voto: 9
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categoria:libri, film