lunedì, 27 marzo 2006
images
PRIMA VERA
Finalmente il cielo è terso, anche Bandini ha finito di attendere e sotto
i portici bolognesi ci si accalca per respirare la nuova fragranza della
prima vera domenica primaverile.
Anche i malanni stagionali sembrano riposarsi al tiepido sole e se c'è
qualcosa che nell'anima si deve schiudere è il momento per farlo
perchè ora i sorrisi si allargano più facilmente e gli occhi si
allagano meno di frequente.
Come meccaniche celesti giungono segnali nuovi e come risvegli
da lunghi torpori entrano in casa senza suonare perchè la dolcezza delle
emozioni non bussa alle porte ma arriva dritta senza timidezza.
Io sarò lì ad attenderla con le mani ben curate, le vecchie cose già negli
scatoloni in cantina e le valigie aperte sul letto.
Mi lavo i denti e mi guardo allo specchio con le labbra ancora bianche
di dentifricio mentre la persona riflessa mi sorride.
Nel mio giardino trovo qualche fiore, le menti fertili venute
a trovarmi hanno piantato semi a mia insaputa.
Non è tempo di raccogliere ma il momento di contemplare.
L'evoluzione del letargo invernale sulle brezze tiepide di
parole primaverili mi lascia piacevolmente sorpreso.
 
"Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c'è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità.
Segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire
le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti.
Rumori che fanno sottofondo per le stelle
lo spazio cosmico si sta ingrandendo
e le galassie si allontanano
ti accorgi di come vola bassa la mia mente?
colpa dei pensieri associativi
se non riesco a stare adesso qui.
Segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire
le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti.
Le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti."
Franco Battiato - "Segnali di Vita"
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mercoledì, 22 marzo 2006

Senza-titolo-1IL RUMORE DI UN SORRISO

Qualcuno sembra avere sorriso.
Ho l’impressione di avere udito qualcosa ma è impossibile perché un sorriso non fa rumore, è solo un muscolo del viso che si tende leggermente, eppure mi sembrava….
Forse me lo sono sognato però dentro qualcosa è cambiato perché tutto sembra più leggero d’improvviso, come quando appoggi per terra le borse della spesa dopo aver fatto tre rampe di scale. Forse sono stato io a sorridere, ma anche se così fosse resta comunque un inspiegabile scricchiolio lontano che non so da dove provenga e non mi dite che voi quando sorridete fate rumore.
E’ inutile che adesso provate a vedere se sorridendo sentite qualcosa, i muscoli del viso non fanno rumore, magari è qualcosa dentro che accenna ad un suono.
Forse è solo un fiore dentro che si sta stiracchiando dopo essersi accorto che la primavera è arrivata.
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categoria:racconto
mercoledì, 22 marzo 2006
imagesSTRATOSFERA
 
Chi non ricorda Demetrio Stratos? Voce unica e inimitabile inizia la carriera nei Ribelli con la sua impareggiabile interpretazione di “Pugni chiusi”, poi diviene leader degli Area per proseguire da solo nello studio dello strumento “voce”.
Riascolto le sperimentazioni vocali del cd “Metrodora”, c’è da rimanere confusi:
sono esperimenti vocali con poca musicalità, sonorità insolite di ricerca estrema.
Stratos non era di certo solo un cantante i suoi studi spaziavano in ambiti fonetici, medici, morfologici, risvolti innovativi che fino a quel momento avevano trattato davvero in pochi.
Chiaramente il talento canoro di Demetrio era fuori discussione, era capace in alcuni esperimenti vocali di emettere anche quattro suoni contemporaneamente e raggiungere frequenze di 7KHz (per avere un’idea bastai pensare che solitamente la frequenza della voce umana non supera i 4KHz).
Quello che colpisce però è la necessità di sviscerare ogni risvolto della voce, la sua provenienza non solo in senso fisico ma anche psicologico, l’esigenza di liberarsi da schemi linguistici prestabiliti, la voglia di scoprire tutte le gamme di suono possibili.
Chiaramente questi studi rendevano le performance di Demetrio talmente estreme da non essere apprezzate dal grande pubblico ma solo da un nucleo ristretto di persone che vedevano in Stratos un vero innovatore delle potenzialità vocali.
Chiaramente Demetrio non si limitava a riprodurre sonorità d’avanguardia ma studiava il linguaggio, l’applicazione della voce in campo medico e scientifico, psicoanalizzava la voce.
Tratto da www.demetriostratos.com  “le corde vocali vibrano non per l'aria sospinta dai polmoni ma per impulsi provenienti dai centri cerebrali
(r husson 195). La teoria neurocranassica di husson dopo molti esperimenti non è stata del tutto accettata dalla fisiologia moderna ma in realtà
tuttora non si sa esattamente da dove venga la voce.
Oggi si parla della voce come di uno strumento difficile da suonare ma contrariamente a qualsiasi altro strumento che può essere riposto dopo l'uso la voce non si separa mai dal suo proprietario e quindi è qualcosa di più.”
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domenica, 12 marzo 2006
 
s1QUEL PLACEBO CHE NON TI ASPETTI
 
Lo sguardo al nuovo video dei Placebo “Song to say goodbye” è disinteressato, probabilmente la loro musica non mi ha mai convinto fino in fondo.
Stavolta però sono sorpreso, colpito dalle immagini.
C’è un bambino alla guida di un auto, ha lo sguardo intenso, pieno di vita vissuta, nel sedile posteriore c’è un uomo che guarda fuori dal finestrino trasognante.
E’ la prima di una serie di situazioni chiare e incisive che definiscono il senso del video ovvero l’inversione dei ruoli, un bambino che guida un adulto (probabilmente il padre) nelle tortuose strade della vita.
Le scene si susseguono: il bimbo dal volto austero che prende per mano il padre mentre attraversa la strada, che sospinge il padre seduto nel carrello dell’ipermercato, che legge il giornale corrucciato poi il padre che per gioco si nasconde sotto il tavolo della cucina o che camminando per strada si incanta davanti al vorticoso gioco di luci di un’insegna colorata.
Il finale è abbastanza inquietante e ovviamente non lo racconto.
Bellissima l’idea e davvero fantastica l’interpretazione del bambino; inoltre la scelta dei colori velati tipo telefilm americani anni ottanta con ambientazioni tipiche USA è davvero azzeccatissima ( vagamente il video ricorda alcune scene del film “Mi chiamo Sam” con Sean Penn).
La canzone non è male però non all’altezza delle immagini; comunque è il video che mi ha colpito maggiormente negli ultimi mesi.
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categoria:musica
domenica, 12 marzo 2006
freddoFREDDO POSTUMO
 
Hai bevuto il distillato dei miei fiori
e io la tisana di cipolle,
le tue cipolle,
quelle che ho pelato con cura
senza lamentarmi per gli occhi gonfi.
Col gomito
involontariamente
hai rovesciato il bicchiere delle illusioni
che non ho abbastanza tovaglioli per asciugare.
Siamo usciti nel freddo.
I tuoi tacchi non scivolavano sul ghiaccio
e mentre io spargevo sale per restare dritto
tu mi raccontavi di una storia lontana
come se non l’avessi mai vissuta.
Mi sono infilato la giacca e
sono tornato in casa
per non ammalarmi di nuovo.
 
"Ci sentiamo un po' stupidi, ora:
io, i grissini, il regalo, il vino e il
vestito e ridiamo di tutte quelle rose"
Tratto da "Indovina chi non viene a cena" di O.Pedrini
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giovedì, 09 marzo 2006
afterMANUEL IN PICCHIATA
 
Il concerto degli AfterHours al Fillmore di Cortemaggiore termina in rissa.
Il pubblico pare non gradire la versione inglese con cui vengono presentati i pezzo dell’ultimo album.
“Ballate per piccole iene” infatti è uscito anche nella versione inglese “Ballads for little hyenas” in modo da distribuire il disco anche in Europa e negli Stati Uniti.
L’ultimo tour degli AfterHours infatti, chiamato non a caso WorldTour, tocca inizialmente alcune città italiane poi diverse location europee tra Germania, Olanda e Spagna.
La scelta di presentare anche per le date italiane la versione inglese dei brani è abbastanza discutibile; i fans riuniti al Fillmore di certo avrebbero preferito la versione “nostrana” di “Ballate per piccole iene” visto la loro ostinazione nel cantare i pezzi in italiano nonostante Manuel li intonasse in inglese.
Ma veniamo al fattaccio: un ragazzo in prima fila, forse scocciato per la scelta linguistica, insulta pesantemente e lancia oggetti a Manuel durante la sua performance.
Manuel continua a cantare ma si vede la sua insofferenza e rabbia nei confronti dell’individuo sotto il palco; verso la fine del concerto il leader degli AfterHours non ci vede più dall’ira, abbandona la chitarra sul palco e si getta sul fun in prima fila, inizia la zuffa.
I boys della security dividono Agnelli e il ragazzo mentre il concerto termina così tra l’incredulità generale.
Il pubblico non lesina fischi, sia per la scena poco edificante, sia perché il concerto quasi tutto in inglese ha scontentato molti supporters del gruppo.
Deluso dalla scelta degli AfterHours di non cantare in italiano i pezzi dell’ultimo album ho deciso di non seguirli nella loro tappa bolognese.
Come se non bastasse, il concerto è stato spostato dall’originaria locazione (Paladozza) all’Estragon creando il SOLD-OUT a causa dei posti limitati di quest’ultimo locale; anche questa una scelta abbastanza discutibile.
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domenica, 05 marzo 2006
 
out-of-memory_lgDi certe sere rimane poco, la solita euforia, la sguaiata voglia di essere un po’ lontano dalla nebulosa sensazione di inquietudine dei giorni banali.
Altre sere spaccano i ricordi con fucilate talmente perfette che disintegrano il centro del bersaglio lasciando fori di pallottola che rimarginano a fatica.
Nelle prime ore del mattino accartocci il cuscino sperando che esca fuori un fogliettino con la soluzione, come i bigliettini passati sottobanco durante i compiti in classe.
Invece nessuna risposta…. solo il silenzio dirompente delle ore fatte per dormire, il sonno che si allunga nel buio mentre i pensieri hanno invaso ogni cellula celebrare.
Attendo il messaggio “Out of memory” che puntualmente non arriva e anche tirare la coperta fin sopra il naso non placa i brividi gelidi e silenziosi.
 
"Scivola vai via"  V. CAPOSSELA
 
Senza eta'
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d'amore
ogni cosa passa e lascia
 
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me
 
Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora
 
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me
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mercoledì, 01 marzo 2006
indefinitoINDEFINITO
 
Una matita che delinea la strada
con un tratto sottile
per non appesantire i confini
Guido distratto
e senza nemmeno pagare il pedaggio
oltrepasso la frontiera
Viaggio o traguardo
poco importa
in questo
congelato scorrere
 
Foto ritoccata con filtro affresco rappresentante il sottoscritto che corre in una gelida sera invernale (scattata il 23/01/2004)
postato da: tage alle ore 19:53 | Permalink | commenti (1)
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