LUI PIANSE LIEVE
Brevissimo racconto, scritto d'un fiato tempo fa, leggermente ritoccato oggi
So soltanto che quel mattino si decise ad andare dal medico.
La sera precedente fitte lancinanti al polso non lo avevano fatto dormire bene.
Le pastiglie di che aveva inghiottito erano risultate inefficaci.
Aveva chiuso come ogni sera lo sportello del frigorifero e improvvisamente un dolore acuto e caldo era salito dal gomito fino al polso destro.
A parte un leggerissimo mugugno non aveva emesso alcun lamento e si era seduto sulla sedia della cucina palpandosi con la mano la zona dolorante.
Quando si svegliò il giorno seguente quasi tutto l’avambraccio e la mano erano gonfi e un’acqua calda e stantia ribolliva sotto la pelle dolente.
Attese le nove e uscì di casa a piedi, destinazione Via Miglio, ambulatorio del Dott. Salini.
Entro’ spedito nella sala d’attesa dello studio medico alle 9 e 17 e come al solito c’era da aspettare.
Una signora grassa, dai lunghi capelli secchi, tossiva in maniera sguaita, un uomo con un occhio bendato con una garza bianca guardava il pavimento sospirando e un vecchietto magro magro gironzolava fremente davanti alla porta dell’ambulatorio, evidentemente stava per arrivare il suo turno.
Si sedette vicino ad una ragazza dalla pelle bianchissima e piena di lentiggini che composta con le mani sulle ginocchia guardava ebete la finestra di fronte.
Prese una rivista dal tavolino basso e si mise a sfogliarla svogliatamente.
A dire il vero il dolore avvertito durante la notte era mutato in un fastidioso senso di gonfiore ed infatti sorreggere quel giornale utilizzando tutti i muscoli dell’arto dolorante non era una gran impresa.
La rivista , vecchia di almeno un anno, parlava dei soliti vip sorpresi in costume da bagno su imbarcazioni bianche al largo delle coste della Sardegna.
Quelle notizie insapore resero l’attesa ancora più sfiancante.
Alle ore 10.21 entrò nell’ambulatorio del Dott. Salini.
- Buongiorno -
- Salve, mi dica –
- Ieri chiudendo lo sportello del frigorifero ho sentito un dolore al polso. Ora la mano e l’avambraccio sono completamente gonfi –
Salini esaminò la parte del braccio premendola leggermente.
- Niente di grave, una infiammazione tendinea. Le prescrivo un gel da applicare tre volte al dì sulla parte del braccio che le fa male –
- Va bene…grazie -
Alle ore 10.33 uscì dalla farmacia comunale con una minuscola sportina bianca che penzolava dalla mano sinistra. Non era particolarmente soddisfatto della sbrigativa diagnosi del medico ma allo stesso tempo era contento che non fosse nulla di grave.
Sul marciapiede, a pochi passi dalla farmacia, sedeva un bambino biondo che nascondeva il viso tra le mani,indossava una giacca di velluto e un paio di pantaloni grigi che non si confacevano alla sua giovane età.
- Tutto bene, piccolo – si rivolse al bambino
- Certo, aspetto mia mamma che è dentro in farmacia-
Il bimbo aveva alzato lo sguardo mostrando sulla fronte una cicatrice profonda e grumosa proprio
sopra gli occhi chiari e pieni di vita;di colpo poi aveva chinato il capo verso la strada.
Tornò a casa e si massaggiò il polso con il gel.
La chiave girò nella toppa e si trovò di fronte a una ventenne dalle prorompenti forme.
- Ciao… cosa mangiamo oggi? – disse lei
- Due spaghetti al pomodoro e un po’ di formaggio –
- Ok, metto su l’acqua –
La ragazza cominciò a pesare la pasta per tre persone, riempì la pentola con l’acqua e la mise a bollire sul fuoco.
- Al lavoro com’è andata ? - disse lui
- Solite cose. Tu sei andato dal medico ?–
- Sì, mi ha dato una pomata per il polso –
Poi lei si voltò con un leggero sorriso malinconico e curativo.
- E con le allucinazioni ? – sussurrò dolce
- Non ti preoccupare piccola. Sto bene –
La ragazza sorrise nuovamente con un leggero sospiro celato nel petto e si rimise a cucinare
- Oggi fuori dalla farmacia …. – disse piano l’uomo
Lei si voltò nuovamente e i capelli le si scostarono un po’ dalla fronte
- …mi sono rivisto bambino –
Aveva gli occhi lucidi, lei lo guardo un altro istante e lo abbracciò.
L’uomo ricambiò l’abbraccio con una tenerezza unica e pianse lieve, di quella tristezza dolce che solo gli anziani che hanno già vissuto la vita sanno dare.
- Ti voglio bene papà – e lo guardò con la tenerezza immatura della sua giovane età
- Aspettiamo la mamma e poi mangiamo –