SEMAFORO ROSSO
Eccomi a proporvi il secondo racconto tenuto nel cassetto.
Qui l'influenza di Baricco un po' si fa sentire. Forse avevo letto da poco "Seta" o "Oceano mare"....almeno è questa l'impressione che ho io rileggendolo (come sono autocritico!!!)
Come al solito il semaforo è rosso.
Teo impreca piano.
Non riuscirà mai ad arrivare in tempo per l’inizio della lezione di Diritto, sarà costretto ad entrare dalla porta posteriore dell’aula H e dovrà sedersi furtivamente negli ultimi posti.
Tre secondi.
Il semaforo continua ad essere rosso.
Teo volge lo sguardo a sinistra e sbircia dietro il finestrino della macchina di fianco incolonnata per svoltare a sinistra.
C’è una ragazza che tiene le mani sul volante e piange.
Sono quelle lacrime dense che arrivano al mento dopo un tragitto incerto e faticoso lungo le guance.
E’ un’immagine di tristezza piena e pesante che relega l’osservatore d’improvviso in una malinconia profonda, toglie il pensiero del ritardo e l’arrabbiatura di un semaforo rosso per troppo tempo.
Quattro secondi.
Il semaforo è ancora rosso.
Teo pensa ad un film che probabilmente non esiste.
C’è un uomo sulla quarantina che scende dalla macchina e bussa al finestrino dell’auto di fianco.
Alla guida c’è una ragazza che piange.
Lei scuote leggermente il capo, come risvegliata da un profondo doloroso torpore e si asciuga gli occhi furtivamente e sorride di un’ ilarità che costa impegno.
Sforzo sovrumano mascherare il frullato di emozioni che portano alle lacrime..
“Tutto bene?”
Lei sorride e non risponde.
Fa un gesto con il capo, non apre lo sportello, non abbassa il finestrino.
L’uomo sorride.
Tra sei mesi queste due persone si sposeranno.
E’ un film proiettato in bianco e nero nella testa di Teo.
Teo ha ventiquattro anni.
Quattro secondi.
Il semaforo è ancora rosso.
Teo la vede piangere ancora, la bocca sottile si sforza per mantenere un’espressione composta.,
vorrebbe scendere a consolare un po’ quel viso angelico.
Tra sei mesi potrebbe sposarsi con una ragazza che ha incontrato casualmente ad un semaforo.
Basterebbe prendere un distillato di coraggio, scendere e fare il galantuomo in soccorso di un giovane animo sofferente.
Forse una crisi coniugale, la scomparsa di una persona cara, un litigio mattutino, un lettera di licenziamento , l’esito di un esame medico, una telefonata sgradita.
Una bussatina al vetro, un sorriso, forse non servirebbe nemmeno parlare.
Semaforo verde.
Filippo suona all’idiota che davanti non si è accorto che il semaforo è diventato verde.
Elisabetta svolta a sinistra, accelera rabbiosa, mette la terza e si asciuga il viso con il dorso della mano.
E’ da due settimane che continuano i litigi con Giorgio, stavolta è davvero finita.
Filippo supera Teo che tiene l’andatura blanda del pensionato che va a fare la spesa e si è già scordato di essere in ritardo.
Comincia a chiedersi se quel pianto al semaforo l’avrebbe turbato in egual misura nel caso in cui al volante ci fosse stata una sessantenne con gli occhiali spessi e i capelli crespi..
Elisabetta è bellissima.
Giorgio lo sa bene ma sa anche che non può continuare a spendere tutti i soldi del suo stipendio in vestiti, massaggi, creme cosmetiche e sedute dall’estetista.
Da più di un anno è disoccupata.
Lui lavora il doppio di prima e lei deve cercare di contribuire riducendo al minimo le spese inutili.
Anche Giorgio pensa che stavolta sia finita per davvero.
Nessuno dei due sa ancora che la settimana seguente lei andrà da lui e con rabbia raccoglierà tutti i vestiti dall’armadio.
Uscirà sbattendo la porta, carica come un mulo di borse stracolme di ogni cosa.
Giorgio starà in silenzio a guardare l’ultimo atto dei loro due anni d’amore.
Nessuno dei due sa ancora che tra tre anni si rincontreranno casualmente in un bar del centro di Milano e si sposeranno dopo otto mesi.
Quando Teo entra nell’aula H la lezione è cominciata da almeno dieci minuti.
Si siede furtivamente in un posto in fondo, estrae dalla sua valigetta il quaderno e comincia a prendere appunti.
Dieci minuti , la sua mano non scivola più sul foglio, il professore di diritto è lontano, stanno proiettando di nuovo quel film in bianco e nero e questa volta Teo è il protagonista.
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"Comunque vada darò un sorriso al niente
O ruberò al vento un'acqua di silenzio
Amerò le mani tese sui capelli i pugni in testa il buio ingiusto della mia maliconia" - COMUNQUE VADA - MAX GAZZE'