martedì, 01 luglio 2008
groupPOST POST DEBUTTO

Il palco è un rimorchio di un tir ed è quello che ci basta per suonare.
Sotto il caldo infernale abbiamo spostato casse, monitor, amplificatori; abbiamo connesso luci, mixer, casse, strumentazione varia; abbiamo scasinato con i fader del mixer fino ad ottenere il miglior suono possibile che il nostro misero impianto audio potesse offrirci.
A tutto ciò abbiamo collegato la nostra voglia di suonare, le nostre emozioni, le nostre tensioni per il debutto: quella breve pausa di silenzio prima di sentire il quattro del batterista è una bella botta, poi tutto scivola via portato dalla musica che abbiamo voglia di suonare e che finalmente ora stiamo suonando.
Anche se avverto tensione intorno alla gola la mia voce esce puntuale , poi sento qualcosa che si scioglie dietro il palato e la voce prende più corpo, B. colpisce preciso sulla batteria, G. è una sicurezza, W. non tradisce, R. è concentrato sia sulla tastiera sia sui cori.
E' la prima volta che suoniamo insieme in pubblico, il nostro sound esce dalle casse senza troppe esitazioni, sarebbe magico se la nostra musica coinvolgesse chi sotto il palco ci guarda per pochi attimi e poi riprende la conversazione che aveva cominciato.
Non siamo altro che il solito gruppetto cha fa cover e che suona alla tipica festicciola estiva, eppure noi ci tiriamo dentro come se fossimo a San Siro, forse tutto questo ci basta....FORSE....
Due ore di concerto, scaletta tagliata qua e là per non dilungarsi eccessivamente ; alla fine tutto bene per essere la prima uscita :  grazie a chi c'era, a chi ci ha ascoltato e a chi ha ballato sotto il palco.
Peccato per alcuni momenti di non particolare carica e brillantezza..... purtroppo però non è esaltante suonare "Time is running out" e sentire sotto il palco alcune vocettine che gridano "Ce l'avete Liga ..... e Pupo?".
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categoria:musica, recensione, concerti, debutto
mercoledì, 25 giugno 2008

bluvDATA ZERO: LA CRISI DEI BLUVERTIGO

Maranello , 24 Giugno 2008 - Bluvertigo reunion data zero
Ore 21.30: c'è fermento, c'è attesa, ho ancora in testa i concerti dei Bluvertigo di fine anni '90. Ricordo mescolanze di tecnica, estro, creatività, improvvisazione, citazioni e mi aspetto un grande spettacolo. 
L'emozione dell'attesa viene smorzata quando lo staff Bluvertigo comunica che, causa un problema logistico il concerto inizierà alle 22.30.
Un'ora e mezza di ritardo rispetto all'orario prestabilito mi sembra un po' eccessivo, la questione del problema logistico mi lascia perplesso e mentre comincio a spazientirmi intravedo Sergio dietro al palco vicino ad Andy che parla animatamente al cellulare.(non sarà che Morgan deve ancora arrivare a Maranello? Mah..)
Alle 22.35 si cominciano ad avvertire i primi segni di insofferenza del pubblico che accenna qualche fischio.
Alle 22.45 le luci sul palco si spengono, il fumo si alza e i Bluvertigo salgono sul palco, Morgan sembra stranito, pare che fatichi a reggersi in piedi ed ha una faccia a metà tra il devastato e l'assonnato.
Si inizia con Sono=Sono, il suono non è il massimo, Morgan percuote il basso come un dannato ma sembra svogliato e anche la voce non è al top.
Si procede di filato con altri tre brani, "Complicità" la suonano bene, il resto sembra un po' raffazzonato ma probabilmente con Morgan decisamente fuori fase anche gli altri non riescono a rendere ai massimi.
Alla fine della quarta canzone finalmente Morgan saluta il pubblico e se ne esce con "State bene? Perchè io non sto bene", sinceramente ce ne eravamo accorti, la voce biasciacata, lo sguardo assente, l'aria stanca. Il concerto prosegue e non è difficile scorgere negli occhi di Andy, Livio e Sergio un po' di smarrimento davanti agli sbandamenti di Morgan.
Traspare qualche colpo di genio, ma sono timidi raggi di sole in un cielo molto nuvoloso. Andy deve fare gli straordinari e cantare le strofe delle canzoni che lo svogliato Morgan omette, Sergio e Livio danno il massimo e si vede,la scarsa energia del leader rende però il concerto mediocre. "Fuori dal tempo" ne esce un semidisastro con Andy costretto a cantare mezzo pezzo mentre Morgan fatica a ricordare un'intera strofa,appare insofferente, sembra che non veda l'ora di finire il concerto, davvero una delusione vederlo così svuotato, stanco e distante. Un augurio di una rapida ripresa per le prossime date del tour.  

 

 

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categoria:recensione, concerti, bluvertigo, maranello
domenica, 15 giugno 2008
eraL’era del porco
Leggere “L’era del porco” è come bere tutto d’un fiato una birra gelata quando la sete ti ha seccato ogni parvenza di umido nella gola.
Prendi il libro in mano e potrebbe anche sembrarti un piccolo mattone visto le numerose pagine ed invece, una volta cominciata la lettura non riesci più a fermarti e in un giorno lo bevi tutto d’un fiato proprio come una birra gelata.
I personaggi di Morozzi come al solito hano dei fortissimi richiami col mio vissuto: il protagonista è soprannominato Lajos (da Lajos Detari , mitico attaccante del Bologna) è uno scalcinato scrittore e suona in una sgangherata band bolognese.
Già dalle premesse il libro mi entusiasma, la feroce e per niente velata ironia di Morozzi dilaga in ogni riga mentre il centro di Bologna fa da sfondo perfetto.
E' uno spaccato pungente della vita di questo scrittore alle prime armi che si barcamena tra improvvisati concerti , saltuari lavoretti notturni, serate alcooliche con gli amici, citazioni musicali, sogni e una travagliata storia d’amore con Elettra , indecifrabile ragazza-chitarrista dall’aspetto dark e dall’enigmatico comportamento.
Intorno a Lajos si dipanano anche le vicende dei suoi migliori amici : la Betty , cantante dalle discutibili doti vocali ma dalle enormi bocce, l’Orrido, un motociclista metallaro dedito all’alcool e al pogo, Lobo, il triste e taciturno sosia di Kurt Cobain.
Poi c’è l’osteria di Ringo con la seranda semiabbassata dove si beve vino rosso della casa e non quelle altre bevande da fighetti, c’è una Panda scassata, i concerti di Dylan, l’ormone sempre a palla, le partite del Bologna, pochi soldi e molte cazzate giovanili.
Libro imperdibile per i giovani sognatori rockettari di Bologna e zone limitrofe.  
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categoria:libri, morozzi
giovedì, 05 giugno 2008
indef
INDEFINITO
 
Una matita che delinea la strada
con un tratto sottile
per non appesantire i confini
Guido distratto
e senza nemmeno pagare il pedaggio
oltrepasso la frontiera
Viaggio o traguardo
poco importa
in questo scorrere
Tage -2008
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categoria:poesia
mercoledì, 28 maggio 2008

toreroCOSE SEMPLICI E GENIALI

L'importante è fare poche note, evitare di esaltare la tecnica, essere semplici e al contempo geniali.
Essere espliciti fino all'inverosimile non paga, ci deve sempre essere qualcosa di misterioso da interpretare per esaltare il proprio ego.
Quando sei lì nell'attimo in cui credi di aver interpretato la poesia, la canzone, il film, il quadro....bhe proprio in quel momento trovi  la tua massima gioia e l'appagamento che l'arte ti può dare.
Se tutto ciò fosse palesemente esplicito diverrebbe palesemente banale e la cretività non sarebbe più tale....e per questo che vale la pena indagare, ricercare e saper apprezzare anche l'incompiuto finale che lascia interdetti.
Alle volte ho voglia di scendere più in profondità perchè spesso sotto qualcosa di semplicemente incomprensibile si cela qualcosa di geniale.

"chissà cos'è che desideran tutti
L'ostrica che sa di mare messa al centro del piatto
dopo il giro in senso orario si va dalla più corrente alla più speciale.
E allora non c'è neanche bisogno del limone per profumare
è gia' perfetto il suo odore naturale, non artefare, non arte-fare"
Tratto  da - La cosa

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categoria:pensieri
mercoledì, 07 maggio 2008

afterI MILANESI AMMAZZANO IL SABATO

Al primo ascolto l'ultimo album degli After colpisce duro: arriva brutale, grezzo, sporco e deciso.
Le sonorità sono crude e subito mi vengono in mente i Led Zeppelin.
Guardo la copertina, leggo i testi, rigiro il Cd tra le mani, c'è qualcosa di stupefacente e schizofrenico in ogni lavoro degli AfterHours.
La prima traccia con il falsetto irriverente di Manuel mi ha già catturato, la copertina con la serie di coltelli a lato del piatto è una stilosa macabra cura dei dettagli, il centrino nell'immagine di destra è geniale.
"C'era una casa bellissima, che un brutto mutuo strego'" sono le prime liriche del prmo brano e già sorrido compiaciuto.
Mi soffermo sulla terza traccia , la seconda ("E' solo febbre") l'ho ascoltata fino allo sfinimento.
La batteria picchia e il distorto sulla voce di Manuel incattivisce tutto, quasi sembrano esagerare, "carne e cannoni" il ritornello incalza, necessito ulteriori ascolti.
"Riprendere Berlino" è uno dei brano più belli del cd, una base di batteria ben piazzata, un semplice giro di chitarra pulita,  un ritornello orecchiabile e quel "Non sarebbe bello non farsi più del male, non sarebbe strano se capitasse a noi".
Leggo di nuovo la tracklist, sono 14 pezzi, era da un po' che non avevo tra le mani un album con 14 brani.
In "Tutti gli uomini del presidente" Manuel torna al falsetto ironico-cattivo , il distorto irrompe, si batte il piede e comincio a intuire che il cd farà parecchi giri nel mio lettore.
Procedo :  "Tema:la mia città" è una delle tracce migliori, meno AfterHours del solito ma bella densa.
Arriviamo al dunque, Traccia 11 "E' dura esser Silvan" : brano grottesco, qualcosa di pazzo e fuori luogo ci voleva, il Silvan di cui si parla è proprio il mago con tanto di riferimento al parrucchino.... la canticchio già e di sicuro sarà un mio tormentone.
Punto dritto alla fine, l'ultima traccia è una ninna nanna dolcissima, quasi una cantilena, il finale che calza a pennello. Metto Track 1 e ricomincio.

 

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categoria:musica, recensione, afterhours
lunedì, 28 aprile 2008

radiciBILANCE E COMPROMESSI

Avevo una bilancia precisissima con la quale mantenere in perfetto equilibrio i miei desideri e le aspettative altrui.... ma si sa, il tempo arruginisce i meccanismi e io non ho più tanto olio per ungere gli ingranaggi.
Con gli anni si è assottigliata la mia passiva e silenziosa accettazione dei compromessi e il gusto di un sano egoismo a tratti prende il sopravvento.
E' incredibile come in queste note di disappunto venga fuori il vero me stesso; paradossalmente i sentimenti si rafforzano perchè liberi da ogni logorroico ragionamento atto alla ricerca della quiete collettiva.
Respiro profondamente e sono certo che chi mi sta accanto pian piano si sta rendendo conto di quanto le mie decisioni meno accondiscendenti si accompagnino a sentimenti più forti, ad un volersi bene nuovo, profondo e costruttivo.
Ci sono radici nuove che stanno spingendosi verso il profondo e anche se gli smottamenti del terreno sono più frequenti è evidente che un albero più rigoglioso e forte sta crescendo.
Sono sicuro che quando lascerete il diserbante in cantina e vi rilasserete all'ombra riuscirete a sentirete i meravigliosi emozionali profumi che questo albero è in grado di offrire.

Cose semplici e banali per riconcigliarmi
con gli anni sprecati
e dentro ci sei tu
grazie a tutti per davvero
siamo alla fine
e ho perso l'inizio
ma ho un senso in più.

Tratto da "Cose semplici e banali" Afterhours

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categoria:pensieri, ricordi
domenica, 13 aprile 2008

baustelle_voxBAUSTELLE LIVE AL VOX

Arriviamo in anticipo, talmente in anticipo che non ci sono nemmeno le cassiere del Vox.
Sono le 20.30 e proprio mentre attendiamo l'apertura passano i Baustelle al completo diretti al vicino ristorante pronti a riempirsi lo stomaco prima della performance.
Francesco Bianconi è di una magrezza inverosimile e i suoi vestiti attillati esaltano ulteriormente la sua forma ossuta.
Finalmente entriamo, passo alla cassa e ritiro il mio biglietto omaggio (conquistato con il giochino della mail più veloce al Resto del Carlino) e comincia l'attesa.
Alle 22.15 il locale comincia ad essere pienotto, noi siamo in piedi sotto il palco ma fino a poco prima delle 23.00 il concerto non inizia.
Apertura con luci basse e fumo, melodie lontane, bassi a palla a grattarci lo stomaco e i Baustelle impietriti sul palco.
Si parte carichi con Antropophagus, uno dei brani che preferisco di "Amen" e prima dell'ultimo ritornello Bianconi ci regala una strofa di "Bandiera Bianca" di Battiato (citazione gustosa che calza a pennello).
Si prosegue sulla scia rock-energetica con "Colombo" e "Charlie fa il surf"; sinceramente mi aspettavo un inizio dark cantautorale ed invece è un incalzare continuo.
I primi brani sono eseguiti egregiamente, alla batteria c'è Sergio Carnevale, ovvero il batterista dei Bluvertigo, uno che saprebbe tenere il tempo alla perfezione anche percuotendo delle noci di cocco con delle matite.
Ancora qualche brano col piedino scalpitante, poi arriva scuro e minimale "Il corvo Joe" , uno di quei pezzi che lasciano il segno. Francesco immobile con degli occhiali giganteschi davanti agli occhi e la voce bassa interpreta una delle canzoni simbolo dei Baustelle, accompagnato solo da un essenziale riff di chitarra acustica.
Si prosegue con "Alfredo", emozionante-toccante , altro emblema di quel gran cantautore che è Bianconi.
Poi Carnevale torna a pestare, si torna su di ritmo con "Panico" per poi passare alle canzoni eleganti cantate dalla sola Rachele che anche dal vivo pare sempre impiccata, voce sempre al limite e faccia contratta in smorfie innaturali.
Dopo la pausa i Baustelle tornano sul palco con una versione bella elettronica di "Baudelaire" che convince tutti. La scaletta si velocizza nuovamente con un medley di pezzi tratti da "Sussidiario illustrato della giovinezza", qui Bianconi comincia a perdere colpi in intonazione e tutto sembra vagamente confuso, ma niente di trascendentale, sotto il palco sono comunque in delirio.
Con "Andarsene così" si chiude il sipario, i Baustelle salutano, ringraziano e anche noi ce ne andiamo con un pizzico di emozione in più nel petto.

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categoria:concerti, baustelle
giovedì, 10 aprile 2008

cioccolataRESIDUI

Di un paio di settimane impegnative rimangono molti residui.
La cioccolata residua dell'uovo di pasqua congela nel frigo così come i miei post incompiuti, eppure ce ne sarebbe da raccontare.
Prima è necessario riprendere le energie, rifiatare, godersi il concerto dei Baustelle, fare un giro da Feltrinelli e rilassarsi.Passo e chiudo .....

"Abbiamo il sushi, abbiamo il vino
Spezziamo il pane e la schiena al cane
There is no sushi, no Corso Como
Ci piace l’Uomo, non c’è sindacato
Non c’è stato mai nessuno
che mi ha amato tanto come questa notte
Muoio. Ho fame, amore mio.
Dice il governo che è passato ormai l’inferno
E ti ho sposato. Qui, fra i topi neri e i fiori
Il cranio ti ho mangiato"   Tratto da Baustelle - Antropophaus

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domenica, 23 marzo 2008

studentessiELI STUDENTESSI

La questione del collo del piede di Agata di Amici è una delle innumerevoli chicche dell'ultimo album di Elio & Co e da sola vale l'acquisto dell'intero cd.
Il fatto è che gli eli oltre essere degli assemblatori sopraffini di parole sono anche tra i migliori musicisti italiani.
In "Studentessi" spaziano dal pop al metal, dal jazz al country con una naturalezza spaventosa, per culminare con la canzone capolavoro dell'album "Heavy Samba", brasilian-ironic-heavy-song dal ritornello trascinante e dall'ironia feroce.
Le collaborazioni si sprecano, dalla Ruggiero a Giorgia, da Bisio a Baglioni per citarne alcuni, tutti concentratissimi nel cantare le sublimi stronzate di Elio.
Poi c'è l'immancabile Mangoni che canta per intero la traccia "La risposta dell'architetto", a mio avviso uno dei pezzi più anonimi dell'album.
A parte la bella "Parco Sempione" primo singolo uscito, da segnalare "Plafone", "Ignudi fra i nudisti" e l'eccelsa "Il congresso delle parti molli" canzone scritta per stabilire quale parte del corpo può avere il predominio sulle altre.
Nei testi e nelle musiche si nascondono citazioni e melodie estrapolate da brani famosi, frasi non dette e parole sottintese, di certo un solo ascolto non basta....ma chi mai oserebbe ascoltare un cd di Elio e le Storie Tese una sola volta?

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categoria:musica, elio